mercoledì 3 aprile 2013

JESUS FRANCO - L'ultimo saluto a un grande Maestro


Se n'è andato a quasi 83 anni, in un ospedale di Malaga, in seguito a un ictus. È tornato a far compagnia alla splendida Soledad Miranda e a Lina Romay, sua Musa sul set e nella vita. Ci ha lasciati con oltre 170 film diretti, un corpus artistico enorme. Jesus Franco non c'è più; con lui muore un'epoca d'oro, in cui la Settima Arte è stata perenne strumento di creazione, invenzione, manipolazione, nel segno della temerarietà e della sfida.
Ieri, nei social network, ho letto qualche orrendo commento di gente che ha scritto cose del tipo: “Franco era un artigiano che ha diretto solo immondizia”. Scemenze colossali, declamate da persone ignoranti che del suo cinema evidentemente non hanno mai capito niente. In realtà il caro vecchio Jess, pur con tanti difetti, è stato un Maestro a cui tutti dobbiamo qualcosa. Per il suo lavoro nutriva un amore assoluto, incondizionato, che spesso lo portava ad accettare progetti poveri, scriteriati, rabberciati. Eppure, anche nei prodotti più scadenti, trovava sempre il modo di infilare un tocco di genialità, un movimento suadente, una sorpresa affascinante. Forse nessuno come lui ha saputo mostrare l'erotismo al femminile con così tanta classe e sensualità, e pochi come lui, nel tempo, sono riusciti a glorificare in tal modo il cinema di genere ergendolo a malleabile oggetto di infinite ramificazioni.


Le meraviglie lisergiche di Vampyros Lesbos, il suo capolavoro assoluto; la straordinaria scena iniziale di Female Vampire; le morbose suggestioni di She Killed in Ecstasy; le intuizioni di Gritos en la noche (Il diabolico Dottor Satana); le nebbie sulfuree di Jack the Ripper; le stuzzicanti delizie di Confessioni proibite di una monaca adolescente; il melodramma virato al nero di Justine, con quella Romina Power che lui definiva “una stupida ragazzina americana capace solo di masticare chewing gum”. Nella sua filmografia si affollano episodi trascurabili e perle intoccabili, errori madornali e gioielli sconosciuti. Eppure, nei lavori migliori come nei peggiori, la riconoscibile mano del madrileno non mancava mai.


Franco era tutto e il contrario di tutto: schietto, sincero, ribelle, disponibile, tagliente. Un uomo pervaso da una febbre inarrestabile, indirizzata verso il cinema in quanto primigenio luogo di scoperta; un atteggiamento puro e combattivo, sconosciuto a tanti registucoli contemporanei interessati soltanto ai soldi, che lo ha portato a dirigere fino alla fine, senza stancarsi mai. Poco prima di andarsene ha concluso due nuovi film; altri ancora ne avrebbe accumulati se ne avesse avuto il tempo. Non ne aveva mai abbastanza, Jess, spinto da una curiosità perfino fanciullesca verso l'oggetto-cinema, un cubo di Rubik che ha girato e rigirato mille volte senza quasi mai trovare la quadratura perfetta, ma azzeccando scelte di colore memorabili.


Vampiri, cannibali, assassini; omicidi, orge, sadismi; l'orrore, il sesso, la perversione, l'eleganza visiva, l'anarchia narrativa, la disperazione, il corpo esplorato e straziato: Franco, con i suoi zoom, ha scoperchiato la macabra follia dell'essere umano, e ha penetrato gli occhi e il ventre delle donne, scavando senza tregua per oltre cinquant'anni, esaltando la vera o presunta serie B come impareggiabile strumento di dignitosa formazione. Tutti noi dobbiamo essergli grati, e ricordarlo con eterno affetto.
Ciao Jess. Salutaci Lina e Soledad, e continua a giocare con il cinema, anche da lassù. Per sempre.

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