martedì 5 marzo 2013

THE SESSIONS - Recensione - La scoperta del corpo


Finito il lungo periodo di premi e celebrazioni, torniamo a occuparci dei film in quanto tali, dedicando qualche parola a una pellicola presentata in anteprima italiana a novembre al Torino Film Festival, e da un paio di settimane approdata nelle sale: The Sessions, di Ben Lewin.
Protagonista della vicenda è Mark O'Brien, giornalista e poeta, immobilizzato e costretto a trascorrere gran parte del suo tempo in un polmone d'acciaio, a causa di una poliomielite contratta in età giovanile. 
Desideroso di approfondire la sua (non) conoscenza del sesso, voglioso di perdere la verginità e conoscere meglio il suo corpo, Mark si affida a Cheryl, una terapista specializzata, disposta ad accompagnarlo in questo ostico percorso. Durante le sedute i due si conoscono, si toccano, si esplorano, superano le iniziali diffidenze e compiono graduali miglioramenti, sino a giungere al sospirato atto penetrativo. Nel frattempo, Mark confida i suoi progressi al parroco locale, imbarazzato per l'argomento ma deciso a fornire l'aiuto spirituale richiesto.
La storia si basa sulla reale vicenda del protagonista, deceduto a 49 anni è già oggetto di un documentario premiato con l'Oscar nel 1996. Il cinema americano, si sa, è con costanza avvezzo a esplorare i sentieri dell'handicap, raccontando dolenti drammi talvolta capaci di scavare nell'anima negli spettatori con sincerità ed efficacia (A Beautiful Mind, Mr. Grape), in altri casi invece incapaci di evitare le sabbie mobili del qualunquismo e della fiacca retorica (Mi chiamo Sam). 


Il film di Lewin, anche lui malato di poliomielite, riesce a scansare il pericolo, perlomeno in parte: interessante risulta infatti la prima metà dell'opera, incentrata sul mosaico di scoperta grazie al quale Mark combatte ataviche paure e apre le ali di un mondo fino a quel momento in pratica sconosciuto; dal momento in cui i due protagonisti instaurano una complicità che scavalca il rapporto dottore/paziente per incrociare le vie del sentimento, la sceneggiatura invece si appiattisce, accarezzando lidi rassicuranti e non privi di un certo buonismo.
Con mezzi limitati e una messinscena silenziosa, priva di fronzoli, The Sessions ottiene comunque un risultato onesto, discreto, anche (e soprattutto) grazie ai suoi ispirati attori, a partire da John Hawkes, iconico trasformista ormai in prima linea nel miglior cinema americano indipendente; un'ennesima conferma, dopo le ottime prove già fornite in Winter's Bone e Martha Marcy May Marlene. Accanto a lui Helen Hunt, che affronta il ruolo con la giusta sensibilità, e da ammirare per il coraggio di mostrarsi nuda all'alba dei cinquanta; una donna per la quale pare che il tempo si sia fermato, più bella adesso rispetto a vent'anni fa (un po' come la splendida Marisa Tomei).


Terzo incomodo, si fa per dire, William H. Macy, attore versatile e mai abbastanza celebrato (indimenticabile ad esempio in Edmond di Stuart Gordon), qui alle prese con un'inedita veste sacerdotale, e capace di donare al suo personaggio un'anima bizzarra ma umanissima, ironica ma equilibrata, senza la benché minima ombra caricaturale.

3 commenti:

Lorenzo A. - Lorant ha detto...

io l'ho trovato un buon film, semplice senza particolari fronzoli! ;)

http://lifefunctionsterminated.blogspot.it/2013/03/the-sessions-la-terapeuta-sessuale.html

Arwen Lynch ha detto...

interessante, a breve lo vedrò anche io ora ho letto di che si tratta, e direi che è molto più allettante visto l'argomento trattato...vediamo se mi piacerà :)

bradipo ha detto...

non mi è dispiaciuto affatto ma avevo aspettative migliori( brutta cosa le aspettative!) comunque Hawkes è veramente straordinario, sembra quasi un adolescente fuori tempo massimo che comincia a esplorare quanto di buono possa offrirgli la vita al di fuori del suo polmone d'acciaio...