giovedì 14 marzo 2013

BERGAMO FILM MEETING 31 - Le prigioni dell'anima


Dalle nove del mattino sino a tarda sera, senza soluzione di continuità, il Bergamo Film Meeting offre ogni giorno proiezioni diversificate e appassionanti. Anteprime, concorso, sezioni collaterali, retrospettive dedicate a Robert Guédiguian e Alec Guinness: il festival lombardo conferma anche quest'anno una ricchezza di contenuti più che apprezzabile. Le tematiche delle opere selezionate toccano sovente derive inclini a mostrare lati sofferti della società odierna, ma in diversi casi sanno anche scavare, con efficacia, all'interno di corpi divelti e anime perdute, imprigionate tra le sbarre dell'ingiustizia e dell'incomprensione.
Così, ad esempio, accade in Crulic, documentario animato diretto da Anca Damian e già premiato lo scorso anno ad Annecy. Tratto da una storia vera, il lavoro di Damian s'ispira alla tragedia di un giovane rumeno condannato ingiustamente, in due differenti occasioni, per reati mai commessi. Chiuso in una prigione della Polonia, Daniel Crulic professa la sua innocenza, e scrive alle autorità affinché qualcuno s'interessi al suo caso e lo liberi dall'orrenda reclusione: le sue missive, però, restano senza risposta. L'uomo inizia così un lungo sciopero della fame, che lo porterà a deperire, sempre più, sino a trovare la morte, mentre intorno a lui l'indifferenza e la burocrazia dilapidano qualsiasi possibilità di salvezza. Il lungometraggio ripercorre la vita del protagonista, sin dall'infanzia, utilizzando a più riprese il singolare espediente della voce fuori campo dell'ormai defunto. A tratti, il film risulta un po'  verboso, tanto che, soprattutto nella prima parte, le parole rischiano di soffocare l'imponente costruzione linguistica delle immagini. Ciò nonostante, ci troviamo di fronte a un progetto valido, toccante, rigoroso, e impreziosito da trovate visive davvero notevoli, dagli uomini con la testa di fragola che si avviano a capo chino al lavoro nei campi come i langhiani operai di Metropolis, sino al lenzuolo finale che dopo aver ospitato l'ultima agonia del protagonista vola nell'aria, alla stregua di uno spirito finalmente in fuga verso la libertà.


La prigione provoca ferite non rimarginabili. Durante, ma anche (e soprattutto?) dopo, come accade in Beyond Wriezen, documentario diretto da Daniel Abma, nel quale il regista filma la vita di tre ragazzi tedeschi dal momento in cui terminano di scontare le proprie pene e tornano a inserirsi nella società. Le cicatrici del corpo e della mente corrodono il destino di questi tre personaggi, probabilmente condannati a non trovare mai più un vero posto nella comunità, a sopravvivere come capita, oppure a ricadere negli stessi errori del passato e tornare in quella fredda cella, unico nido realmente sicuro.

Infine, la prigione si fa metafora dell'incomunicabilità e dell'assenza nel fiabesco Good Luck, and Take Care of Each Other, opera prima dello svedese Jens Sjogren, in concorso. Ambientato in una piccola cittadina assiepata tra i boschi, il film racconta la bizzarra amicizia tra l'anziano Alvar, costruttore di modellini e statuine che ancora non riesce a razionalizzare il dolore subito per la recente perdita della moglie, e la quindicenne Miriam, ribelle e incompresa da genitori e insegnanti. I due annullano l'enorme differenza d'età, riuscendo a scambiarsi emozioni inattese, sino a creare un rapporto di ruvida empatia capace di sgretolare i dubbi delle persone che vivono loro intorno. Come opposti che s'attraggono, Alvar e Miriam si uniscono in un abbraccio attraverso il quale la maturità e l'adolescenza convergono in un unico strumento di ricerca interiore, utile per scardinare i pericoli della noia, cavalcare mondi profumati di favola, superare i drammi delle rispettive vite, e forse, chissà, donare anche un po' di gioia all'umanità.


La prigione, durante e anche dopo: quello di Sjogren è un viaggio in cui trovano spazio la libertà ottenuta attraverso la fantasia, e la protesta cullata dall'umiltà, a caccia di un futuro incerto. Ma sopra a tutto, sempre e comunque, resta la speranza, affidata a un troll lasciato a riposare nell'incavo di un albero, al sicuro, per conservare in eterno l'impossibile segreto della felicità.

Nessun commento: