venerdì 15 marzo 2013

BERGAMO FILM MEETING 31 - Belgio, in fuga dalla realtà


Scappare, sognare, sperare. Fuggire, crescere, maturare. E poi fallire, rinunciare, ritornare. Con il cuore verso il futuro, e i piedi ingabbiati nel presente. 
Il Bergamo Film Meeting prosegue nella sua offerta ricca di suggestioni e spunti di riflessione, e propone in concorso due pellicole accomunate dalla provenienza geografica e da tematiche alquanto similari: Mobile Home e Le monde nous appartient, entrambe di produzione belga, a rappresentare una terra sempre più valida e proficua per quanto concerne il cinema di qualità.
Debutto nel lungometraggio di François Pirot, classe 1977 e già co-sceneggiatore di Nue propriété di Joachim Lafosse, Mobile Home racconta la tragicomica storia di Simon e Julien, amici di vecchia data che decidono di acquistare un camper, per lasciare gli angusti confini del piccolo paese d'origine e viaggiare lungo l'Europa, alla ricerca di avventura, emozioni e libertà. Per loro sfortuna, però, il mezzo si guasta subito, e i due sono costretti a rimandare la partenza, e a lavorare nei campi per raggranellare i soldi necessari per le riparazioni. Durante le settimane di pausa forzata, devono affrontare eventi inattesi e subire un duro confronto con se stessi, cercando di capire cosa veramente vogliono dalla vita.
Il film di Pirot, a tratti anarchico, surreale, e capace di divertire e appassionare il pubblico bergamasco, utilizza un'artificiosa schematizzazione da road movie per scavare nei dubbi insiti nelle menti confuse di due giovani ribelli insoddisfatti della propria condizione. Simon e Julien volano sulle ali dell'entusiasmo e piombano distrutti al suolo con la medesima facilità, scappano dalla banalità ma convivono con ataviche paure, disdegnano l'amore salvo poi aggrapparsi a esso con disperata necessità, idealizzano la fuga come unico (im)possibile strumento di emancipazione. Il loro fantomatico viaggio si nutre di dubbi prima ancora di iniziare, e la lunga strada verso il domani che i protagonisti immaginano non è altro che uno stanziale e necessario esame con cui, dopo varie peripezie, trovare forse la giusta risolutezza per patteggiare con i propri demoni. La poesia rotola così a braccetto con la realtà, in una notte senza stelle destinata a un'alba indecifrabile.


Opera seconda di Stephan Streker, Le monde nous appartient segue allo stesso modo le vicende di due giovani irrequieti e insicuri, Julien e Pouga, uno calciatore con una carriera ancora incapace di esplodere, l'altro delinquente e avvezzo al furto come sfida nei confronti della società che lo opprime. A differenza del lavoro di Pirot, in questo caso la narrazione segue due storie parallele, incentrate su personaggi che non si conoscono, e che arriveranno a convergere, per via della causalità, soltanto nel drammatico epilogo. Utilizzando scelte di regia piuttosto aggressive e non sempre convincenti, Streker insegue la furia implosa dei suoi attori, smarriti in un universo mascherato che non regala alcuna reale valvola di sfogo e salvezza. Il cammino di Julien e Pouga è complesso, accidentato, destinato alla vera scoperta di sé, ma quando si presenta l'occasione di dare una svolta all'acredine che li consuma, il destino costruisce per loro muri spessi, crudeli, simboli di ferite non più rimarginabili.
Da segnalare nel film la presenza del totem dardenniano Olivier Gourmet, assoluto condottiero dell'intero cinema europeo. La sua sofferta fisicità è, come sempre, una garanzia.

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