martedì 12 febbraio 2013

THE WALKING DEAD - La terza stagione - Impressioni


Per un giorno, anche Cinemystic si dedica senza indugio al fenomeno televisivo dell'anno (anzi, degli ultimi tre anni): The Walking Dead, la serie post-apocalittica che ha scatenato un isterismo collettivo di portata mondiale. In realtà, anche senza averne mai parlato in questa sede, ho seguito con molta attenzione TWD sin dall'inizio, sia per la tematica di base, sia (soprattutto) per la presenza, in veste di ideatore e sviluppatore del format, del bravissimo Frank Darabont, autore mai troppo celebrato e capace di regalarci assoluti capolavori come The Shawshank Redemption e Il Miglio Verde, e altri lavori ricchi di suggestioni come Sepolto Vivo e The Mist.
La prima stagione mi è sembrata di buonissimo livello, pur con qualche discontinuità perfino logica visto il difficile (e riuscito) tentativo di intrecciare la matrice televisiva e il deciso approccio cinematografico. Il successo è stato planetario, con dati di ascolto che negli States hanno battuto ogni record, scatenando una febbre incontrollabile che ha innalzato a culto l'universo di TWD. E' stato l'apogeo della moda relativa agli zombi, la consacrazione dell'horror in Tv, ma anche e soprattutto, come ho scritto altrove, il trionfo dello stesso Darabont, vero uomo-guida del progetto. 
La seconda stagione ha visto il volontario (ma non del tutto) allontanamento del buon Frank, che ha abbandonato le riprese poco prima della messa in onda. I miei timori relativi al fatto che la serie senza di lui potesse scadere di rendimento sono stati però fugati, e, pur con alcune ombre e qualche episodio sottotono, le tredici puntate si sono mantenute a un livello medio più che soddisfacente, con l'apice raggiunto nella fantastica sequenza notturna dedicata allo scontro finale tra Rick e Shane.


Proprio ieri, la Fox ha iniziato a trasmettere la seconda fase della terza stagione, dopo che a novembre e dicembre erano state proposte le prime otto puntate. Io però utilizzo una modalità di fruizione differente: mal sopportando l'idea di dover aspettare un'intera settimana tra un episodio e l'altro, attendo che tutti siano trasmessi, e poi li recupero in un secondo momento, visionandoli a mio piacimento. Così ho fatto anche stavolta: poche ore fa, mentre andava in onda la nona puntata, io terminavo di recuperare le prime otto. Con qualche perplessità.
Fino ad ora questa terza stagione ha palesato alcune difficoltà di tenuta. Ci sono state puntate abbastanza fiacche o comunque non esaltanti (le prime tre), personaggi poco significativi inseriti ed eliminati in fretta senza troppo costrutto (i carcerati), interi mesi sulla carta interessantissimi troncati di netto (il periodo invernale), momenti in cui le sceneggiature hanno faticato a mantenere una seppur minima credibilità (la vita degli abitanti di Woodbury), e alcune trovate davvero ridicole, occasioni malamente gettate alle ortiche (la "telefonata" di Rick). In tutto questo, l'andamento sbilenco ha comunque conosciuto un attimo di totale esaltazione, durante la quarta puntata: un episodio epico, straziante, magnifico.
Forse sono troppo severo, ma l'impressione è che Mazzara, Kirkman, Nicotero e gli altri autori rimasti stiano un po' annaspando, alla ricerca della corretta amalgama con cui sviluppare e riunire le microstorie dei personaggi vecchi e nuovi. Inoltre, (mi) sembra che si stiano allontanando un po' troppo dall'horror, accarezzati dalla tentazione di trasformare TWD in una sorta di war movie, come dimostrato nella settima e ottava puntata, accattivanti e piacevoli, ma più somiglianti a uno spin off di Full Metal Jacket che a una serie sugli zombi. 


In ogni caso, poco importa: The Walking Dead continua a marciare come un caterpillar, e a mietere numeri strepitosi, tanto che domenica il nono episodio ha per l'ennesima volta battuto tutti i record di audience. Una quarta stagione è già in preparazione, e il fenomeno di massa non conosce stanchezza agli occhi degli appassionati sparsi in ogni dove. Si va dunque avanti, senza timori, fino a quando il pubblico lo vorrà.

5 commenti:

Ester Moidil ha detto...

Io sono tra coloro che, durante la seconda stagione, si chiedevano perché continuassero a seguirlo. Ieri, durante la 3x09, mi riproponevo per l'ennesima volta di mollare... e ovviamente continuerò a farlo durante la 3x10 e così via.
in realtà gli zombie siamo noi.

Emmeggì ha detto...

Io, invece, aspetto che finisca tutta la terza stagione per vedermela "d'un fiato". Le prime due per me sono state di ottimo livello. Condivido i tuoi rilievi e giudizi sugli autori. Aggiungerei solo che la serie è tratta da un capolavoro del fumetto, che ovviamente consiglio di leggere (almeno per le prime stagioni, visto che è attualmente in pubblicazione e pare "senza fine" prevista!)

Alessio Gradogna ha detto...

Ester: no, non siamo zombi. La realtà è che evidentemente, nel bene e nel male, c'è nella serie un qualcosa di affascinante che ancora ci spinge a seguirla, nonostante i difetti.

Emmeggì: certo, davo per scontato che tutti sapessero che la serie è tratta dal famoso e omonimo fumetto, ma hai fatto bene a ricordarlo.

Arwen Lynch ha detto...

io ancora non l'ho vista, ma sto preparando il tutto per iniziarla, vediamo se è bella come dicono ^_^

Beatrix Kiddo ha detto...

La seguo dalla prima stagione, davvero notevole. La seconda tra alti e bassi non mi è dispiaciuta. Questa terza, concluso il mid season con il botto, pareva destinata ad una ripresa più lenta, ma direi che ci stiamo invece avviando ad una discreta conclusione.