venerdì 8 febbraio 2013

CULT COLLECTION - Il ritorno dei morti viventi 3


Dopo alcuni post dedicati al cinema d'autore oggi scendiamo nei meandri dell'horror più cupo e sulfureo (senza confini, come da sempre si pone Cinemystic), per omaggiare un film di culto che nel 2013 celebra il suo ventennale: Il Ritorno dei morti viventi 3, del grande Brian Yuzna.
La pellicola in questione si pone come terzo capitolo della saga apocrifa ispirata agli zombi romeriani, una serie nata nel 1984 con il discreto film di Dan O' Bannon (lo sceneggiatore di Alien), proseguita con il mediocre e trascurabile secondo capitolo diretto da Ken Wiederhorn, e poi conclusa da altri due episodi poco significativi e rimasti inediti in Italia.
L'opera di Yuzna naviga a un livello nettamente superiore rispetto a tutto il resto della saga, mettendo in luce una notevolissima ispirazione che non ha perso neanche in minima parte la sua efficacia anche a una sua revisione odierna, nonostante nel frattempo i tratti caratteristici del cinema horror siano radicalmente mutati, non sempre in meglio. The Return of the Living Dead 3 palesa in ogni fotogramma quel puro spirito di genuinità artistica che sapeva contraddistinguere i più efficaci film di genere del periodo, non ancora contaminati dal mero inseguimento della moda del momento, e sa intrattenere i fans del gore più irriverente, senza rinunciare a idee brillanti e a una costruzione scenica di ampia solidità.


Incentrando la trama su esperimenti militari volti a rianimare i cadaveri con l'obiettivo di formare soldati cyborg pronti a combattere in eterno, Yuzna scatena un'orgia di sangue putrida, entusiasmante, determinata a non offrire facili punti di conforto. L'autore istituisce l'interessante novità dello zombi visto non soltanto come pezzo di carne senza più razionalità, ma come creatura di mezzo ancora in grado di provare sentimenti di matrice umana. 
Al contempo, dona un ruolo indimenticabile e a suo modo leggendario alla protagonista Julie (Melinda Clarke), morta e risorta, incapace di attaccare il proprio compagno ma vittima di una fame incontenibile che la porta a infilarsi pezzi di vetro e metallo in tutto il corpo, per lenire la voglia di sangue attraverso il trionfo del dolore. Julie diviene così una donna-mostro, un ibrido, trasformandosi in una sorta di iconica e indimenticabile eroina cyberpunk.


Senza freni inibitori, avvalendosi dell'efficacissimo make-up di Steven Johnson, il regista che da sempre tanto amiamo mescola lo splatter più estremo con i tratti distintivi del melò, dimenticando per fortuna i tratti parodistici dei capitoli precedenti, sottolineando ancora una volta il discorso relativo alle ingiustizie perpetrate da una società divisa in classi sociali all'interno delle quali dilagano le prevaricazioni. Lo spettatore è guidato con mano sicura verso lo sfrenato baccanale conclusivo, in cui si ode perfino il respiro della tragedia shakespeariana. Il risultato complessivo è a tutti gli effetti strepitoso.
Uno dei capolavori di Yuzna, insieme a Society, Re-Animator 2 e The Dentist, e in assoluto uno dei migliori horror degli anni Novanta.  

2 commenti:

Daniela catelli ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con la tua recensione e spesso rimpiango un'epoca che ho vissuto e in cui - al cinema - si vedevano film come questo. Ma per fortuna oggi ci sono serie come The Walking Dead a consolarmi!

Alessio Gradogna ha detto...

Grazie Daniela. Anch'io ho molta nostalgia per quell'epoca, in cui si potevano visionare horror come questo in Tv, oppure noleggiandoli nelle videoteche, oppure scambiando le vhs con altri appassionati. I tempi purtroppo sono molto cambiati, ma il valore del film resta invariato.