mercoledì 2 gennaio 2013

TRE GREY - IL SOSPETTO - DE ROUILLE ET D'OS


Feste natalizie appena trascorse. Il sottoscritto ne ha approfittato per recuperare alcune pellicole significative uscite nel 2012; lavori che, per un motivo o per un altro, erano rimasti ancora in arretrato. Augurando a tutti i lettori di Cinemystic un 2013 sereno e pacifico, ecco qualche parola per ciascuno di questi film, in attesa di pubblicare (nei prossimi giorni) la classifica dei titoli più belli dell'anno ormai concluso.


DE ROUILLE ET D'OS (Jacques Audiard) = Presentato in concorso a Cannes, l'atteso ritorno di uno dei più grandi narratori del cinema contemporaneo, autore di capolavori assoluti come Sulle mie labbra, Tutti i battiti del mio cuore e Il profeta. Ancora una volta, Audiard dipinge una storia di sofferenza, emozione, colpa e redenzione, tratteggiando la complessa relazione tra un boxeur nichilista e un'addestratrice di orche a cui sono amputate entrambe le gambe dopo un terribile incidente. 
Dolente, rarefatto, vibrante, Un sapore di ruggine e ossa si avvale della splendente presenza di Marion Cotillard, attrice la cui bravura supera ormai ogni confine, e indaga sulle pieghe di sentimenti trattenuti, che raschiano la superficie per inoltrarsi nelle profondità del cuore. La potenza del cinema di Audiard si conferma e non tradisce, ma questa volta si ha la sensazione di trovarsi di fronte un lavoro di testa, fin troppo ragionato e dunque privo della scatenata istintualità delle sue opere migliori.

THE GREY (Joe Carnahan) = Film che ha diviso pubblico e critica, risultando comunque, per molti, sorprendente in senso positivo. Sulla strada di Alive (citato durante la pellicola quasi come a voler prendere le distanze dall'ovvia sensazione di emulazione), il racconto di sette sopravvissuti a un incidente aereo, e della loro terribile lotta per la sopravvivenza contro lupi, fame e freddo. 
Al di là delle pretese di emancipazione enunciate dagli autori, The Grey è un lavoro assai derivativo, un mélange che assembla le strutture e l'estetica del survival movie lasciando ben poco spazio all'originalità. Eppure, nonostante qualche momento intimista un po' forzato, il film di Carnahan riesce a essere solido e appassionante, e si sfila dalla melassa hollywoodiana mettendo in scena una crudeltà di fondo che non ci si aspetterebbe da un prodotto simile. Perduto tra le nevi, Liam Neeson azzecca la sua miglior prova degli ultimi anni, e il finale è davvero notevole.

IL SOSPETTO (Thomas Vinterberg) = Altro film presentato in concorso a Cannes, e accolto da pareri discordanti. Quasi quindici anni dopo Festen, l'ex enfant prodige Vinterberg riprende la strada di casa, tornando a trattare il delicato tema della pedofilia, e inscena una mostruosa opera al nero in cui un maestro d'asilo vede crollare tutte le certezze della sua vita per una falsa accusa di molestie ai danni di una bambina. 
Il regista parteggia forse fin troppo per il suo protagonista, ripulendo il racconto di qualsiasi possibile ambiguità; il modo in cui la comunità del luogo si erge a giudice del caso, isolando il malcapitato e portandolo alla disperazione, è comunque reso in modo acuto e devastante. Il magnifico Mads Mikkelsen, giustamente premiato sulla Croisette, dà anima e sguardo alla condanna esiziale di un non-colpevole condannato all'eterna punizione per un errore mai commesso; intorno a lui, feroci figure di contorno chiudono il cerchio dannato di un'ipocrisia universale a cui non c'è rimedio. L'epilogo finale risulta superfluo, ma lo straniamento psicologico dell'intero racconto scava sottopelle, soffoca le illusioni, e provoca ferite lancinanti.

Nessun commento: