sabato 5 gennaio 2013

THE WAY BACK - Peter Weir in cammino verso la libertà


L'uscita di The Way Back, ritorno al cinema del grande Peter Weir sette anni dopo il magnifico Master & Commander, è l'emblema dei ridicoli disastri della distribuzione italica. Approdato nelle sale di quasi tutto il mondo tra il gennaio e l'aprile del 2011, il film è giunto nei cinema nostrani a luglio 2012, con un anno e mezzo di ritardo, in un periodo in cui le sale sono deserte, e in pochissime copie. Di conseguenza, non se l'è filato quasi nessuno.
Un peccato, uno dei tanti, perché in questo modo si è fatto torto a un'opera preziosa, che avrebbe meritato ben altra considerazione. Sì perché con The Way Back l'autore di capolavori come Picnic a Hanging Rock, L'attimo fuggente e The Truman Show ha confermato ancora una volta di essere forse, insieme a Eastwood, l'ultimo grande narratore classico del cinema contemporaneo.

Weir se ne frega delle mode, della tecnologia imperante, del 3D, delle pellicole lobotomizzate dalla computer graphic, e sceglie ancora una volta la strada dell'epica, raccontando l'incredibile storia (vera, ma solo in parte) di sette uomini di diverse nazionalità, che nel 1941 fuggono da un gulag in Siberia in cui sono imprigionati, e attraversano a piedi foreste e deserti per dirigersi verso la libertà. Migliaia di chilometri, condizioni climatiche estreme, fatica insopportabile: l'inferno dei sette è una battaglia per la vita e la sopravvivenza, una sfida impossibile in cui le differenze etniche e comportamentali si annullano a fronte della comune necessità, per affrontare a testa alta il potere della Madre Terra e cogliere l'obiettivo finale.


Due ore e un quarto di film, ma sarebbero potute essere di più, e non ci sarebbe stato alcun modo per stancarsi; compatta, emozionante, affascinante, l'ennesima leggenda messa in scena dall'australiano scava tra le rughe e i tagli dei suoi protagonisti, disintegrati dalla neve, dal gelo a -40 e poi dall'atroce arsura del sole, e scorre con semplicità, regalandosi (e regalandoci) ancora una volta il puro piacere della narrazione e dell'avventura. Oltre i confini dello spazio e della sopportazione, della fame e della sete, gli eroi accolgono nel loro viaggio un'unica donna, le cui sembianze assumono in fretta i contorni virginali di una Madonna pronta a vigilare sulle loro anime, e raschiano i segreti del corpo e della mente per rialzarsi e camminare, ancora e di nuovo, indirizzando lo sguardo verso un orizzonte che forse prima o poi arriverà, almeno per alcuni.
Così, tra paesaggi immensi che fagocitano ogni figura umana, e piccoli momenti di giusto intimismo, nei quali spiccano l'intoccabile e gigantesco Ed Harris e un sorprendente Jim Sturgess, la via per la libertà assume mille sembianze e dilata la corazza del tempo, sino a un epilogo che qualche critico ha definito “posticcio e fuori luogo”, ma che invece risulta necessario e commovente. Come tutto il cinema di Peter Weir.

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