martedì 22 gennaio 2013

DJANGO UNCHAINED - Tarantino e il morbo dell'idolatria


No, questa non è una recensione di Django Unchained. Il film non l'ho ancora visto, anche se mi propongo di farlo nei prossimi giorni. Il motivo del post è un altro, ovvero il terrificante misticismo che da lustri si scatena ogni volta che giunge nelle sale una nuova pellicola diretta da Quentin Tarantino. 
L'Apocalisse inizia già mesi prima, quando le news si susseguono sul filo dell'eccitazione, e anche un trailer di cinque secondi è in grado di provocare orgasmi multipli ai fans sfegatati dell'autore americano; la tempesta prosegue senza tregua sino all'effettivo approdo del film al cinema, per poi spazzare via le barriere del tempo e inoltrarsi nei mesi successivi.
Quando arriva lui, il mondo della Settima Arte si ferma: i titoli di riviste e blog vanno tutti in un'unica direzione, e le folte milizie tarantiniane, con lo sguardo fiero e gli occhi lucidi (per citare una canzone dei Timoria), si prostrano davanti al loro Dio in carne e sangue, inneggiando al capolavoro prima ancora di aver usufruito dell'effettiva visione; è un sabba collettivo, un'orgia umorale che avvolge spettatori e critici, pubblico di massa e giornalisti. Il Guru è tornato, ammirate e pregate. Le opinioni negative non sono permesse, le perplessità nemmeno: agli scellerati colpevoli di tanta empietà si rivolge senza indugio un trattamento da appestati, con conseguente accusa di eresia e sommaria condanna al rogo. Brucia, miscredente, il Re non si tocca.
Per il sottoscritto, il suddetto fenomeno risulta sempre un po' (tanto) fastidioso. Intendiamoci, io non ho nulla contro Mr. Tarantino: ho amato tantissimo alcuni suoi lavori (Jackie Brown), ne ho apprezzati altri senza strapparmi i capelli (Le iene, Pulp Fiction, Bastardi senza gloria), alcuni mi hanno lasciato parecchi dubbi (i due Kill Bill), altri infine li ho quasi detestati (l'episodio di Grindhouse). Lo giudico un buonissimo autore, e al contempo, la Curva Sud mi perdoni, anche un bel paraculo. Il che non è per forza un difetto, anzi. 
In ogni caso, ciò che davvero spesso manca, quando si parla dell'americano, è un minimo di obiettività, un tocco di parsimonia, una spolverata di equità nei giudizi. Leggere recensioni entusiaste di addetti ai lavori che già da prima avevano palesemente deciso come il suo nuovo film sarebbe stato (come sempre) un capolavoro, è assai deprimente, così come notare la presenza di una fetta di pubblico che torna al cinema dopo secoli perché c'è Tarantino, salvo poi abbandonare per l'ennesima volta la frequentazione delle sale dal tramonto successivo.


Per carità, qui nessuno vuol fare l'eroe senza peccato: io stesso mi sono costruito negli anni un gruppo di autori e attori che adoro e che magari anche inconsciamente cerco di difendere a spada tratta in molte circostanze. È la logica delle cose, in ambito cinematografico, musicale, sportivo. Tuttavia, quando si tira in ballo il Guru di Knoxville, il fenomeno assume contorni incontrollabili e quasi inquietanti; una stortura per certi versi paragonabile a ciò che accade nei confronti di Dario Argento, protetto a oltranza da un piccolo (neanche tanto) esercito di paladini pronti a immolarsi pur di difendere tutte le imbarazzanti schifezze perpetrate dall'ex maestro dell'horror italico negli ultimi vent'anni. Con modalità diverse, il fatto si palesa anche con i vari Mann, Refn, Anderson, Lynch, Spielberg, e molti altri. Ma l'armata tarantiniana si spinge dove nessun altro può arrivare, supera i confini, e l'idolatria preconcetta diventa elemento universale e globalizzante (per quanto in questo senso l'Italia sia in prima linea). 
Peraltro, come mi è già stato obiettato, risulta irritante anche l'atteggiamento opposto, ovvero la stroncatura a priori, altro fenomeno triste e disdicevole dovuto talvolta ad antipatie che nulla hanno a che fare con l'onestà analitica. Senza dubbio. Ma quando si parla di Quentin, la feroce orda degli ultras travolge ogni resistenza.


Lo ripeto, casomai il concetto non fosse chiaro: io non ho niente contro Tarantino. Andrò a vedere Django Unchained, con buone speranze. Agli ultras di cui sopra, vorrei però ricordare un piccolo particolare: nel mondo, oltre al Messia (?), esistono centinaia di altri autori meritevoli di essere scoperti e amati, e migliaia di altri film per i quali godere ed emozionarsi. Perché il cinema non è uno. È molteplice e infinito, grazie al cielo. Aprite gli occhi.

11 commenti:

marco46 ha detto...

concordo con te
come Dario Argento, tanti altri IDOLI pian piano passano di moda...
chi si ricorderà tra vent'anni di Von Trier? e chi si ricorda più di Malle?
comunque gòditi Django scatenato: NON è un capolavoro, ma è comunque un buon film

Jenny De Cicco ha detto...

ancora non lo ho visto... lo guarderò in lingua originale. Spero mi piaccia, ripongo molte speranze in Tarantino.

Babol ha detto...

Sono di parte, tra quelli che appena sentono il nome di Quentin piangono lacrime di sangue e si fiondano al cinema in ginocchio sui ceci.
Ma il mio è aMMore, non faccio testo.
Però capisco anche chi lo critica, io stessa non ho granché apprezzato né DeathProof né Jackie Brown (ma con questo ero troppo giovane, dovrei rivederlo) e sicuramente non lo lascio da solo nell'Olimpo dei registi, anzi. Solo che Tarantino è proprio fenomeno di massa, hai ragione. Se lo stronchi sei un cretino, o poco meno, e la cosa di per sé è assurda. Fidati che quando Quentin finirà di essere una moda passerà anche questa fase!
Comunque vallo a vedere Django Unchained. E' divertimento e aMMore allo stato puro!

Lisa Costa ha detto...

E' vero, quando si parla di Tarantino ci si lascia travolgere dall'entusiasmo ma è dovuto. E forse anche per questo è il gran regista che è, e nemmeno questa volta si è smentito!

Marco Goi - Cannibal Kid ha detto...

oddio, mi sento male...
dopo aver letto questo post, finalmente capisco cosa provano le persone religiose quando sentono bestemmiare ahahah :D

Emmeggì ha detto...

Complimenti, è un post interessante intanto perchè parla di un argomento di cui di solito non si parla e poi perchè, nonostante tu esprima bene il fastidio "di pelle" che provi, mi sembra una critica misurata e ben argomentata.
In parte condivido quel che dici, anche se, per fortuna, non frequento nè leggo maniaci tarantiniani (lynchiani sì però, e uno ce l'ho tutte le mattine davanti allo specchio). Quentin per me ha girato un paio di film di altissimo livello, Pulp Fiction e Bastardi ed è, come dici tu (forse io lo dico un pelino di più ;-), un ottimo autore. Uno di cui uno spettatore può innamorarsi, perchè ha un grande fascino e per di più "ad ampio spettro". Ma magari quella persona può innamorarsi del cinema in generale, tramite la folgorazione per un autore (a me capitò da giovinetto grazie a Pasolini); oppure può restare chiuso nella sua smania idolatra, e lì c'è poco da fare, se non sperare (per lui/lei) che ogni tanto possa aprirsi qualche spiraglio.
Detto questo, al tempo stesso, non vedo niente di negativo in una grande passione, addirittura in un cult(o) sano per uno stile e/o un autore che ne sa portare avanti bene il discorso. C'è gente che impazzisce per le serie poliziesche, per gli anime adolescenziali, per i film politici sudamericani, per la cinematografia francese, l'horror spagnolo ultima maniera, i porno soft giapponesi, il vecchio da te citato Darietto Argento, per non dire dei vari "iani" (pasoliniani -presente!-, Lynchiani -presente-, almodovariani ecc ecc). E se parlassimo di musica e letteratura si accenderebbero forse passioni ancora più evidenti e smisurate. Secondo me l'importante è non "fissarsi", essere capaci di non adorare una persona/personalità, ma di nutrire un sano amore che, si sa, va coltivato con cura e attenzione (anche per se stessi) ma anche con foga, slancio, smodatezza; e di certo un amore non può chiudersi a riccio, ma deve aprirsi al mondo, nutrirsi del confronto, dello stimolo, pena il ripiegarsi su se stesso, il marcire.

PS Finalmente trovo qualcuno a cui non è piaciuto Kill Bill (però io ho apprezzato moltissimo Grindhouse!!!)

Alessio Gradogna ha detto...

Grazie a tutti per gli interessanti commenti. Alla fine il post non vuole esprimere giudizi qualitativi riguardo a Tarantino e ai suoi film, bensì esplicitare il fastidio nei confronti dell'idolatria cieca, supponente, incapace di aprirsi a qualsiasi tipo di confronto (di cui abbiamo un perfetto esemplare nel nostro Marco Goi... ahah...).

Come giustamente scrive Emmeggi nel suo bellissimo commento, di per sé il culto sfrenato per un autore non è affatto da condannare. La passione assoluta, smodata e folgorante per qualcuno o qualcosa, in ogni campo della vita, va coltivata, e non può che essere un fattore positivo. A patto però che:

1) l'idolatria non conduca verso il totale e arrogante disprezzo di chi non la pensa come te.

2) L'amore non porti a chiudersi a riccio, proprio perché, riportando le parole di Emmeggi, esso deve "aprirsi al mondo, nutrirsi dello stimolo", e approfittare delle infinite suggestioni che un'espressione artistica ci può regalare. Bisognerebbe sempre andare anche oltre ai propri autori di culto, cercando di non restare impalati nello stesso punto, ma rendendosi disponibili alla ricerca e alla scoperta. In questo senso, il cinema ci offre ogni giorno mille straordinarie possibilità.

Riassumendo in due parole, "oltre a Tarantino c'è di più". Molto di più.

Frank ha detto...

Concordo con te su (quasi) tutto. La differenza sta nel fatto che io adoro Tarantino ma penso allo stesso tempo che l'ossequi a priori sia persino un deterrente: se le aspettative sono sempre altissime il rischio di un tonfo si fa più palese (vedi proprio Argento, che anche a causa di questo "tifo" non ne imbrocca più una). Comunque complimenti per il blog, bellissimo.

Alessio Gradogna ha detto...

Grazie Frank!

Emmeggì ha detto...

Qui si sta animando un dibattito in merito, mi pare ;-)
http://persogiadisuo.blogspot.it/2013/01/django-unchained-una-delusione.html#comment-form_9107547629262302714

Arwen Lynch ha detto...

l'ho visto e senza dubbio è uno dei migliori film di tarantino e di questa stagione :)