venerdì 7 dicembre 2012

OSCAR 2013 - Le candidature per i migliori film "stranieri"


Ormai lo sapete: da queste parti abbiamo perso quasi del tutto l'interesse nei riguardi degli Oscar, simboli di un cinema vecchio, decadente, e quasi mai realmente indicativo dei titoli migliori usciti nelle sale nell'annata di riferimento. Con poche eccezioni (il recente trionfo di The Artist, ad esempio) i verdetti dell'Academy lasciano il tempo che trovano, in quanto indirizzati da logiche di tipo commerciale, interessi dei produttori più potenti, o semplice ignoranza cinefila dei loro membri. Insomma, l'istituzione chiamata Oscar resiste alla polvere del tempo, intoccabile come un totem, ma il vero grande cinema risiede quasi sempre da tutt'altra parte.

In ogni caso siamo a dicembre, e si avvicina il tempo dei resoconti e delle premiazioni. Volendo dare un occhio alla narcisista e auto-celebrativa serata hollywoodiana che sarà, restiamo molto incuriositi da un'unica categoria che, pur non avendo più alcuna vera ragion d'essere, appare in questa occasione agguerrita più che mai: parliamo della sezione riferita ai film "non in lingua inglese", nella quale nello scorso mese di febbraio vinse senza discussioni l'iraniano Una Separazione di Farhadi.


Sfogliando le scelte compiute dai vari paesi del mondo, si nota quest'anno come il livello delle pellicole in lizza per la statuetta sia altissimo, a partire dall'Italia, per la quale, dopo la ridicola scelta dello scorso anno, in cui venne candidato il mediocre Terraferma di Crialese, puntualmente defenestrato fin dalle preselezioni, stavolta concorre un titolo di ben altra sostanza: il solido e sorprendente Cesare deve morire dei Taviani. 
La concorrenza, però, è fortissima: l'Austria candida lo straziante Amour di Haneke, favorito e già vincitore a Cannes; la Francia propone l'intelligente e gustosissimo Quasi Amici, campione d'incassi anche fuori dai confini nazionali; la Spagna lancia in orbita il magnifico Blancanieves, appena visto al Torino Film Festival; la Svizzera presenta il bellissimo Sister, di Ursula Meier (poche possibilità, essendo un lavoro troppo raffinato e preciso per gli standard americani); e poi ancora, impossibile non citare il Cile con No di Pablo Larrain, la Corea con il Re di Venezia Kim Ki-duk e il suo osannato Pietà, Hong Kong con l'inossidabile Johnny To di Life Without Principle, la Romania con Oltre le colline di Mungiu, la Svezia con The Hypnotist di Lasse Hallstrom, l'Australia con Lore di Cate Shortland (premiato a Locarno). 
Niente male davvero, anche perché potrebbero arrivare sorprese da titoli sulla carta meno forti, come il danese A Royal Affair di Arcel (candidato al posto de Il sospetto di Vinterberg), il bosniaco Djeca di Aida Begic, il canadese Rebelle di Kim Nguyen, o il peruviano Las Malas Intenciones (visto l'anno scorso a Milano). 



Ragionando un po' ci sentiamo di affermare come Haneke parta in vantaggio su tutti, ma c'è davvero tanto materiale su cui scommettere, anche perché molti dei film più belli del 2012 risiedono proprio nei titoli sopra citati. Vedremo cosa accadrà il prossimo 10 gennaio, quando saranno annunciate le nominations.

A questo link potete trovare l'elenco completo dei candidati.

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