martedì 2 ottobre 2012

THE CABIN IN THE WOODS - Quella casa nel bosco

Giocare con i generi. Giocare il cinema. Plasmare la materia, ribaltarla e ricostruirla. Sfidare il pubblico, portandolo per mano tra le emozioni di una giostra scatenata. Tutto questo, e molto di più, è The Cabin in the Woods (Quella casa nel bosco), horror diretto da Drew Goddard, al suo esordio nel lungometraggio dopo essere stato sceneggiatore, tra gli altri, del seminale Lost e del notevole Cloverfield.
Girato nel 2009, il film doveva uscire nelle sale a inizio 2010. Tra un ritardo e l'altro, alla fine ha debuttato negli States soltanto ad aprile di quest'anno, per poi giungere poche settimane dopo anche in Italia. Il sottoscritto lo ha recuperato adesso, in colpevole ritardo, cestinando le iniziali perplessità e ricevendo una lietissima sorpresa.
Se è vero che l'incipit, divertente e corrosivo, pare spiazzare subito le attese, i successivi dieci minuti danno l'impressione di trovarsi di fronte all'ennesimo ignorante e insopportabile teen-movie all'americana. Due ragazze affascinanti, una più timida e l'altra più stupida; tre ragazzi, uno tutto muscoli e ormoni, uno bello e tenebroso, uno idiota e disfatto dagli effetti della droga; un viaggio per andare a passare il week-end nella casa del cugino di uno di loro, nascosta nel bosco; un benzinaio squallido e arrogante, unica anima in una landa all'apparenza deserta. Insomma, l'enciclopedia della banalità.
Poi, però, il film di Goddard cambia strada, direzioni, obiettivi, e comincia a splendere, sia per la praticità di una delle migliori sceneggiature concepite negli ultimi lustri, sia per la brillantezza di una regia guidata da un senso del ritmo clamoroso.
Lontano, lontanissimo dalla consueta pretestuosità di tanto horror d'oltreoceano contemporaneo, The Cabin in The Woods scava all'interno della base di riferimento, e si abbandona senza ritegno a mille omaggi rivolti ai capisaldi del terrore più o meno recente (Hellraiser, The Ring, It, Zombi 2, Land of the Dead, impossibile citarli tutti). Ma la sterotipizzazione caratteriale e l'ultra-citazionismo esibito e urlato diventano, al contrario di quanto sovente accade, geniale strumenti per divorare e vomitare l'essenza stessa del cinema oscuro. 


Tutto l'horror degli ultimi trenta/quarant'anni viene assorbito, fagocitato, sputato e rimodellato, assumendo una forma linguistica nuova e accattivante, per la quale la grammatica di genere si dissolve e riappare con connotazioni originali e imprevedibili. L'escamotage del metacinema, ormai imploso su se stesso per colpa dell'eccessivo e scriteriato sfruttamento odierno, diviene qui soltanto un punto di partenza; discorso simile per quanto concerne la riflessione riguardante l'autoreferenzialità televisiva della società contemporanea (l'inossidabile The Truman Show, anch'esso citato e rivestito con arguzia). Le tematiche appena citate volano lontano dal dominio ideologico di tante stancanti pellicole recenti, e si fanno semplici appigli con cui sviluppare il ben più ampio discorso relativo alla decostruzione e ricostruzione dell'orrore.
Basterebbero questi elementi, per considerarlo un lavoro assai prezioso. Ma Goddard e il suo co-sceneggiatore Joss Whedon, non soddisfatti, si spingono ancora più in là, inserendo nello script un ulteriore tassello rivolto verso fantomatici incubi lovecraftiani in attesa di emergere dal sottosuolo per scatenare l'Armageddon. Un'aggiunta sulla carta ridicola, sospesa invece in una sorta di vaga credibilità che conferisce ulteriore pepe a una pietanza già gustosissima. 


Se a tutto ciò aggiungiamo una messinscena capace di azzeccati tocchi di humour senza peraltro mai sbracare, un respiro erotico ben presente ma libero dalle volgarità, una protagonista femminile una volta tanto ammaliante e concreta (Kristen Connolly, irresistibile nelle sue fattezze virginali), un grande vecchio divertito e divertente (Richard Jenkins), e un blood feast conclusivo delirante e ricchissimo di invenzioni visive, ecco che The Cabin in the Woods conquista, senza alcun dubbio, il titolo di miglior horror dell'anno; un'opera importante, destinata a lasciare un segno in grado di sopravvivere alla polvere del tempo. Applausi a scena aperta.

4 commenti:

Marco Goi - Cannibal Kid ha detto...

film enorme e del tutto geniale!

Babol ha detto...

Un capolavoro, uno dei film migliori della scorsa stagione.
L'ho sempre detto che Whedon è un genio.

Alessio Gradogna ha detto...

Chiaramente non posso che essere d'accordo con entrambi.

Rumplestils Kin ha detto...

Direi quasi uno dei film del decennio, purtroppo non a livello popolare. Ci accontentiamo. Stupendo.