martedì 21 agosto 2012

LOVE EXPOSURE - Recensione - L'urlo d'amore di Sion Sono


La retrospettiva quasi integrale dedicata a Sion Sono nell'edizione 2011 è stata una delle più belle idee messe in atto dal benemerito Torino Film Festival in questi ultimi anni; un'occasione clamorosa per scoprire o approfondire uno dei pochi autori realmente indispensabili nell'intero panorama del cinema mondiale contemporaneo. Ormai assunto a pieno regime nelle grazie delle manifestazioni cinefile in ogni dove, Sono ha attirato su di sé, con pieno merito, un culto difficile da scalfire, in virtù di una carica espressiva dirompente, inarrestabile e sempre nuova. Non a caso, la retrospettiva sopra citata ha ottenuto un deciso successo di pubblico, accrescendo il numero di adepti del grande regista nipponico, presente sotto la Mole con i suoi modi di fare educati e silenziosi e un buffo copricapo di derivazione quasi chapliniana.
Tra le numerose visioni poste a beneficio di appassionati e giornalisti nello scorso novembre, si è imposta in posizione primaria la proiezione di Love Exposure, fluviale e magmatica opera lunga ben quattro ore, uscita nel 2008 e simbolicamente adeguata a rappresentare il complesso e radicale universo di Sion Sono. Un lavoro debordante, zeppo di significazioni stratificate e affascinanti, il cui recupero, per chi ancora ne fosse orfano, è assolutamente obbligato.


Riassumere la trama è assai arduo, ci vorrebbero pagine di testo. Ci limitiamo dunque a poche parole, giusto per fornire qualche coordinata essenziale. La storia si basa sul giovane Yu, distrutto dalla morte della madre in tenera età, e negli anni successivi vessato da un padre divenuto nel frattempo sacerdote cristiano. Lasciato da una donna di cui si era innamorato, il genitore perde le coordinate con la realtà, e cerca in qualche modo di sfogare le proprie frustrazioni sul figlio, costringendolo quotidianamente a confessare presunti peccati mai commessi. Stanco di questa situazione, Yu decide di intraprendere la strada dell'illegalità, nel paradossale tentativo di compiacere il padre; impara così l'arte perversa di fotografare di nascosto le mutandine nascoste sotto le gonne delle ragazze. 
In seguito Yu si innamora della bellissima Yoko, e la salva dall'attacco di alcuni teppisti un giorno in cui, a causa di una scommessa persa, è obbligato ad andare in giro travestito da donna. Da quel momento Yu coltiva un amore assoluto per Yoko, ma è costretto a nascondere la sua vera identità, perché lei ha perso la testa per quella misteriosa donna che è giunta in suo soccorso. Nel frattempo Koike, rappresentante di un culto parallelo chiamato Zero Church, pone in essere un losco piano destinato a dividere ulteriormente i destini dei due ragazzi.


Quattro ore di film, quattro ore di trame e sotto-trame, colpi di scena e variazioni impreviste, sofferenze e ricongiungimenti, riflessioni incentrate sulle perversioni del sesso e bizzarri scherzi del destino. Uno sconfinato romanzo per immagini, nel quale si fronteggiano senza tregua incarnazioni di perdute moralità e sonetti dedicati all'assoluto senso dell'amore, dogmi traballanti e certezze disintegrate dal crudele incedere degli eventi, improvvise esplosioni di sangue e attimi di pura poesia sentimentale. L'autore nato a Toyokawa sceglie con coraggio di approcciarsi al Cristianesimo, religione poco praticata in un paese dove dominano Shintoismo e Buddismo, e si abbandona con invidiabile convinzione all'incedere di una narrazione che racchiude su di sé mille storie e mille eventi; Yu e Yoko s'inseguono, si perdono, si ritrovano e si perdono ancora, restano ciechi di fronte alla verità e poi raggiungono l'agognata epifania, mentre intorno a loro le certezze del mondo crollano come tessere spaesate di un domino senza più vittoria.
Voyeurismo, ruberie, scontri violenti, sette clandestine, arti marziali in strada, macchie nere nei polmoni: la civiltà impazzisce, logora le coscienze, divora il reciproco rispetto. Il delirio regala spazio all'intimità violata del sesso, le gonne delle ragazze lasciano intravedere il tesoro nascosto tra le gambe, i maschi subiscono la tortura di dover combattere l'inevitabile eccitazione, l'ascetismo talare si scioglie di fronte al gusto della carne, la (buona) Fede abbandona il terreno a vantaggio del benessere individuale. Eppure, in questa inondazione cosmica, resta ancora vivo il potere del cuore, grazie al quale, forse, sopravvivere alla lobotomia dell'esistenza.


Nonostante l'ampissima durata il tutto scorre con semplicità disarmante, in un'altalena stilistica che dondola senza sforzo dall'ironia alla tragedia, passando per le suggestioni di un erotismo stuzzicante, senza inoltre rinunciare a repentini squarci di orrore. La protagonista femminile, Mitsushima Hikari (ex cantante pop) è di una bellezza disarmante, una Musa che esprime infinita dolcezza in ogni movimento ed espressione. Le musiche, come sempre, vanno a comporre una partitura ricca e perfetta. Il finale, struggente, è il giusto ornamento per una torta saporita e gustosissima.
Love Exposure è un'opera preziosa, che in compagnia di Suicide Club, Cold Fish e Guilty of Romance si pone come una delle vette di una carriera straordinaria e sempre sorprendente. Un film-arcobaleno, nel quale assaporare infinite sfumature di colore. Un oceano di intense emozioni e radicali contraddizioni. Un enciclopedico urlo d'amore firmato Sion Sono.

2 commenti:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

questo ancora mi manca, ma ogni film di sion sono è un gioiellino che va assaporato al momento giusto.
presto o tardi me lo recupererò...

Alessio Gradogna ha detto...

Esatto. Questo in particolare è un film che va assaporato con calma, al momento giusto.