venerdì 17 agosto 2012

CULT COLLECTION - Korang, la terrificante bestia umana

Estate: tempo di visioni alternative, curiose, non troppo impegnative. A seguito del post precedente, dedicato ad alcune pellicole di genere degli anni sessanta e settanta da riscoprire con gusto, regaliamo un piccolo spazio a un altro film sicuramente non adatto ai puristi, e a coloro che limitano la loro passione cinefila alla presunta "serie A": Korang, la terrificante bestia umana, realizzato nel 1968, conosciuto anche come Night of the Bloody Apes, e diretto dal messicano René Cardona, autore prolifico e non nuovo a incursioni nei territori paralleli del cinema estremo.
La storia, di per sé, offre davvero pochi spunti di riflessione: un eminente chirurgo, disperato per l'imminente dipartita del figlio, malato di una forma di leucemia incurabile, decide di trapiantargli in segreto il cuore di un gorilla, pensando così di poter salvare la vita dell'amato erede. Ovviamente l'insano gesto produce effetti ben distanti rispetto alle attese, e il ragazzo si trasforma in un mostro governato da istinti bestiali. Il neonato uomo-scimmia fugge dal laboratorio paterno, e semina il terrore nei dintorni, ammazzando chiunque gli capiti a tiro e accoppiandosi senza ritegno con ogni donna che incontra sulla sua strada.
Diciamolo subito, senza illudere nessuno: siamo dalle parti del trash, in qualche punto anche oltre. La qualità della pellicola naviga su lidi di decisa povertà, e il senso del ridicolo troneggia in diverse occasioni. Nell'insieme generale, assai poco entusiasmante, il film di Cardona si lascia però apprezzare per il tentativo di creare una sorta di commistione tematica e strutturale, con la quale fondere insieme la tradizione dell'horror più convenzionale, estratto dalla passata gloria della Universal e dai suoi successivi epigoni, con tendenze più contemporanee, virate verso i territori di quello splatter/gore sdoganato da Herschell Gordon Lewis soltanto pochi anni prima. 


Il protagonista, uomo-scimmia a metà strada tra la creatura di Frankenstein, Hulk e King Kong, resta a un livello di analisi molto superficiale, limitandosi a inseguire copule e omicidi senza soluzione di continuità, e si insinua in quella lunga lista di aberranti ibridazioni che l'horror aveva già esplorato sin dai tempi di Tod Browning e James Whale; allo stesso modo, ritroviamo figure e significazioni ben incasellate nel solco della tradizione (il mad doctor, l'assistente sciancato, il potere esiziale della scienza). Al contempo, però, la pellicola cerca di inserire dettami rilevati dalla realtà autoctona di riferimento (il wrestling), prova a sondare i lidi dell'exploitation, e offre una dose di violenza ben superiore rispetto a ciò che ci si aspetterebbe, instillando dosi di emoglobina non indifferenti, tra decapitazioni, operazioni a cuore aperto, occhi strappati e crani vilipesi; un pastiche arruffato, discutibile, forse pretenzioso, ma tutto sommato godibile, e non privo di una certa dose di sfrontatezza.
Da notare che, probabilmente per assecondare qualche bizzarro obbligo "morale", le scene più truci non subiscono alcun taglio di montaggio, mentre i (numerosi) corpi nudi di donna sono ogni volti ripresi in modo da mettere in mostra con generosità i seni ma al contempo nascondere sempre il pube. Ridicoli misteri dell'inquisizione censoria.
Al momento il film è visibile in versione integrale anche su Youtube.

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