martedì 10 luglio 2012

Porno e dolore, sesso e amore: GUARDAMI, di Davide Ferrario


Ci vuole coraggio, in un paese come l'Italia, per concepire e realizzare un film come Guardami. In una nazione ancora piena di inibizioni, vergogne, censure e becere ottusità di matrice ecclesiastica, mettersi in gioco con una pellicola ambientata nel mondo del porno, con reali e reiterate scene hard interpretate da attori del settore, mescolando il tutto con il dramma etico legato a una grave malattia, vuol dire esporsi a critiche e condanne da parte di quella società benpensante sempre pronta a nascondere la testa sotto la sabbia, e a condannare la presunta volgarità invocando roghi di inquisitoriale memoria.
Un bravo, dunque, a Davide Ferrario, uno dei pochi autori contemporanei realmente significativi nel cinema italiano (suo, ad esempio, lo splendido Dopo mezzanotte), per aver costruito, nel 1999, un'opera che, ancora oggi, sorprende per la freschezza, il ritmo, la forza dirompente e l'audacia delle scelte.

Per chi non lo sapesse, l'autore torinese ha scritto e diretto questo film ispirandosi alla storia di Moana Pozzi: al centro della scena troviamo Nina (Elisabetta Cavallotti), un'attrice a luci rosse la cui carriera in ascesa rischia di essere all'improvviso stroncata dalla notizia di un tumore che le ha invaso il corpo. La donna cerca di non farsi abbattere dalla malattia, affronta la chemioterapia, trova vicinanza e affetto dalle persone che la circondano, tenta di continuare a lavorare pur di non fermarsi di fronte alla probabile tragedia, e porta avanti la sua lotta, a testa alta. 


Il punto focale della trama è un'attrice hard che ha scelto di fare questo mestiere non per soldi, né per necessità, bensì per un senso di potere psicologico (a un certo punto Nina dice: “quando gli uomini mi guardano, so che mi desiderano, ma hanno anche paura di me; sono io che li possiedo”). L'emancipazione, la sensualità, la libertà di compiere le proprie scelte senza obblighi e costrizioni, il sesso come strumento di forza e dominio: Nina è una fenice che sotto le luci del porno spiega le proprie ali di donna, facendosi baciare, leccare e penetrare, per godere di sé con uno sguardo scaltro e genuino; per lei il sesso è una fiera ribellione ai dogmi soffocanti della borghesia in cui è cresciuta, e in seconda battuta diventa uno strumento di nutrizione con cui poter affrontare il dramma devastante della malattia e le lacrime sue e di chi le sta accanto.


Guardami è un film stratificato, diretto con uno stile vivace e furioso, nel quale l'estetica da videoclip sfoga i suoi istinti in una narrazione frammentata, concitata, zeppa di istantanee e micro-sequenze, attimi sparsi da unire insieme per ricomporre un mosaico ostico ma molto intrigante. La recitazione, va detto, è poco sopra ai limiti dell'amatoriale, e l'estremizzazione visiva non fa altro che acuire i numerosi difetti di cui il lavoro è imbevuto. 
Eppure, nonostante tutto, non si può restare indifferenti di fronte alla folle corsa di novanta minuti che ci scorre davanti agli occhi; un treno ad alta velocità in cui, come detto, niente ci è risparmiato. Guardami è un dramma umano e intimista, è uno spaccato di riflessione culturale sul complesso mondo dell'industria vietata ai minori agli albori del terzo millennio, ed è, in molti punti, davvero un film porno: spogliarelli integrali, primi piani sui genitali maschili e femminili, amori saffici, blowjobs, masturbazioni, rapporti anali, fisting, doppie penetrazioni. 


Con coraggio, senza muri di omertà, Ferrario ci porta dentro a quel mondo, scavando al suo interno con febbrile curiosità; noi lo accompagnamo, consapevoli di assistere a un esperimento filmico unico, impavido, sincero, e in quanto tale meritevole di tutta la nostra stima.

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