giovedì 5 luglio 2012

ORRORI ALLA FRANCESE - LIVID (Livide) - Recensione

Dopo un periodo di pausa torniamo a occuparci degli orrori alla francese, ovvero i film di quella nuova ondata che negli ultimi anni ha saputo esaltare il cinema di genere d'Oltralpe, ponendolo in prima fila nell'intero panorama internazionale. Se dovessi stilare un'ipotetica graduatoria delle pellicole più belle e significative di questa sorprendente scuola, non esiterei a inserire al primo posto lo straordinario Martyrs di Laugier. Al secondo credo metterei lo straziante Calvaire di Du Welz, mentre al terzo promuoverei con piena convinzione il dirompente À L'Interieur, diretto dall'esordiente coppia formata da Alexandre Bustillo e Julien Maury. 
Vista la premessa, aspettavo con molta curiosità Livid, il nuovo lavoro dei sopracitati Bustillo e Maury, per capire se la forza del film d'esordio sarebbe stata confermata; un'attesa lunga, che ho finalmente potuto soddisfare, con risultati peraltro assai controversi. 

Titolari non solo della regia ma anche della sceneggiatura, gli autori hanno inserito al centro della storia la figura della giovane Lucie, impegnata come tirocinante nel ruolo di assistente infermiera. La protagonista si reca a casa di persone anziane, per fornire loro le cure necessarie, e tra un'iniezione e l'altra finisce nella lugubre e mastodontica abitazione di una vecchia donna sola, costretta a letto da anni. La ragazza viene a conoscenza del mistero secondo cui all'interno della casa sarebbe nascosto chissà dove un enorme tesoro, e attirata dalla potenziale ricchezza, decide di recarsi nottetempo nella magione, insieme al fidanzato e a un amico, per rubare il patrimonio della signora. Scoprirà orrori inimmaginabili, sepolti da lustri in quelle buie stanze. 


I sentimenti principali che emergono, durante e dopo la visione di Livid, sono l'irritazione, il fastidio, la rabbia per ciò che questo film sarebbe potuto essere se gli autori si fossero affidati a uno sceneggiatore esperto e abile. Da un lato, infatti, la pellicola conferma l'indubbio estro dei due francesi, dotati di un inconsueto gusto per l'immagine e capaci di invenzione visive di notevolissimo spessore; dall'altro, però, ci troviamo di fronte a una scrittura totalmente raffazzonata, incomprensibile, al punto di limitare e a lungo andare annullare la sapienza estetica presente in ogni sequenza. 
Dopo una prima parte d'ambientazione, regolata da un ritmo sottotraccia in grado di creare un manto d'attesa efficace e corretto, il film si sfalda in un guazzabuglio narrativo impressionante, in cui Bustillo e Maury buttano a mare qualsiasi coerenza per immergersi in un delirante luna park che tira in ballo stregoneria, maledizioni passate, realtà e fantasia, sopraffazioni e vendette, creature meccaniche e sintomi fiabeschi; il coraggio non manca, certo, ma l'assenza di una struttura portante ferisce a morte ogni presunta sperimentazione, e il tentativo di catapultare lo spettatore in un immondo teatrino onirico di sangue e dolore finisce per disperdersi in una farneticazione incubale senza capo né coda. A un certo punto si ha perfino la poco piacevole impressione di essere quasi presi in giro. 
Va da sé, come già accennato, che il fallimento narrativo di Livid riesce purtroppo a vanificare la bellezza stilistica e scenografica di cui il film si sarebbe potuto vantare: la bellezza formale dell'inquadratura, la presenza di alcuni inserti più che brillanti (il pranzo degli animali impagliati, la donna/carillon, l'omicidio a tempo di danza), l'utilizzo di musiche di vaga matrice gobliniana, l'atmosfera un po' retrò con cui omaggiare il cinema di genere degli anni Settanta, la fugace apparizione della musa Béatrice Dalle. Il piatto poteva essere ricco e prelibato, ma se togliamo l'accezione ludica dedicata al gore estremo, nell'horror, più ancora che in altri contesti, la sceneggiatura non può essere un optional, ed è troppo facile aggrapparsi al delirio dei sensi per giustificare lo scempio imperdonabile di una scrittura presuntuosa e pretestuosa. 


Peccato, peccato davvero, perché Bustillo e Maury hanno talento da vendere. Resta solo da sperare che i due non lo disperdano, come già accaduto di recente al loro connazionale Alexandre Aja, arricchito (e rincoglionito) dai sonanti dollari americani e dagli insulsi remake a cui si è affidato anima e corpo. 

7 commenti:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

beh, non sembra riuscitissimo, ma magari gli darò comunque una chance...

Emmeggì ha detto...

Ho adorato A l'interieur...Quindi questo lo vedrò di certo. Si trova?

Alessio Gradogna ha detto...

Sì, il film si trova, in lingua originale con i sottotitoli italiani. Anche io ho adorato A' L'interieur, motivo per il quale la mia delusione nei confronti di Livid è molto forte.

Emmeggì ha detto...

Eh sì, la delusione cocente si sente dalle tue parole...Proprio il rammarico che non abbiano potuto/voluto fare di meglio. Io i sub ita però non li trovo proprio.

Alessio Gradogna ha detto...

Io quando cerco dei sottotitoli di solito vado sul sito opensubtitles, oppure subtitleseeker. Prova lì, dovrebbero esserci.

Alessandra ha detto...

I primi due film che citi li ho amati e apprezzati proprio come te. Purtroppo A l'interieur non sono ancora riuscita a recuperarlo, però sono troppo curiosa di vedere anche questo Livid, magari faccio un recupero doppio :)

Alessio Gradogna ha detto...

L'idea del "recupero doppio" non è male, e può essere senz'altro utile per fare un confronto relativo all'evoluzione (o in questo caso purtroppo involuzione) degli autori. I due film, comunque, sono molto ma molto diversi.