lunedì 7 maggio 2012

LES INFIDELES (GLI INFEDELI) - Recensione

Ci vuole coraggio. Già. C'è bisogno di tanto coraggio, per paragonare Gli Infedeli a I soliti idioti, come qualche critico “importante” ha fatto. Scrivendo la castroneria dell'anno. Sì perché accostare due prodotti che non hanno assolutamente niente in comune, e che navigano su traiettorie e prospettive lontane anni luce, è una sciocchezza colossale. Certi addetti ai lavori dovrebbero pensarci dieci o mille volte, prima di pubblicare simili stupidaggini, per di più su giornali di “primo piano”.

Fatta questa premessa, non siamo qui per compiere l'apologia di Les Infidèles, film a episodi appena uscito anche nelle sale italiche, ideato dal neo premio Oscar Jean Dujardin e realizzato e interpretato spalla a spalla con l'amico e collega Gilles Lellouche. Lungi da noi. Anzi, non abbiamo problemi ad ammettere come si sia di fronte a una pellicola in tono minore, zeppa di difetti, non del tutto riuscita, in parte deludente, e di qualità inferiore rispetto alla (straordinaria) media del cinema d'Oltralpe.
La struttura, pronta a ricalcare certi toni della commedia all'italiana degli anni sessanta, con esplicito riferimento soprattutto a I Mostri di Risi, tra racconti di discreto respiro e scenette brevissime, incespica più di una volta, riuscendo solo a tratti a scovare la formula giusta, nel difficoltoso tentativo di agguantare l'armonia necessaria. Non è tanto questione di retorica e luoghi comuni, nell'affrontare variegati temi legati all'infedeltà; le magagne riguardano proprio lo sfilacciamento narrativo, le disuguaglianze nell'architettura interna, gli sketch di altalenante sostanza, e qualche macchietta sotto il livello di guardia. Inoltre Dujardin e Lellouche, scatenati nel giocare a fare Gassman e Tognazzi, lasciano esplodere la loro bravura buttando a mare ogni freno inibitorio, ma talvolta esagerano, finendo a tratti per gigioneggiare e autocompiacersi un po' troppo, nonostante la loro invidiabile capacità trasformista. 

Tra i dubbi, comunque, Les Infidèles non manca di episodi riusciti, non a caso quelli in cui, come sempre, i francesi dimostrano un'irrangiungibile classe nel mescolare commedia e malinconia, satira pungente e nostalgia canaglia: è il caso di Coscienza pulita, il segmento diretto da Hazanavicius, con il mattatore Dujardin disperato vagabondo in un hotel alla ricerca di una donna da sedurre, per espiare la sofferenza di una devastante solitudine; è il caso di Lolita, di Eric Lartigau, con Lellouche smarrito nel vortice di una relazione impossibile con una ragazzina che ha si e no la metà dei suoi anni; è infine anche il segno di La domanda, diretto da Emmanuelle Berçot (già regista di Student Services e co-sceneggiatrice di Polisse), bel ritratto intimista di una dolente e reciproca confessione di coppia tra Dujardin e la compagna (anche nella vita reale) Alexandra Lamy. In questi momenti ritroviamo la vibrante sensibilità del cinema transalpino. Negli altri, a parte qualche occasionale risata convinta, meno.
Ma almeno questo è un film, con una sua precisa dignità. A differenza di cose tipo I soliti idioti, destinate a un pubblico cerebroleso e lobotomizzato dalle sconcezze televisive. Due universi che non hanno niente, ma proprio niente, da spartire. 


Nota a margine: sull'onda derivata con ogni probabilità dal traino di The Artist, si sta dipanando un periodo d'oro per il cinema francese in Italia, con ben sei pellicole uscite nelle sale nostrane in poche settimane: 17 fillesIntouchables, Mon pire cauchemar, Poulet aux prunesLes petits mouchoirs e appunto Les Infidèles. Anzi sette, se consideriamo anche Tous nos envies di Philippe Lioret, in arrivo nel prossimo weekend. Ne siamo ovviamente lieti, e speriamo che la tendenza continui a lungo.

Nota a margine (2): non mi si venga a dire che su Cinemystic si idolatra a priori qualsiasi prodotto proveniente dalla Francia, perché non è così. Al di là di un amore esplicito e assoluto, da queste parti si cerca di giudicare con la massima onestà intellettuale. Sempre.

1 commento:

Babol ha detto...

Così, a pelle, non mi ispira troppo.
Tra l'altro, nonostante Dujardin sia bravo e simpatico, non mi ha fatta impazzire nemmeno The Artist.