venerdì 2 marzo 2012

THE WOMAN IN BLACK - Recensione

Esce oggi nelle sale italiane The Woman in Black, horror gotico prodotto dalla gloriosa e rediviva Hammer, tratto dal romanzo di Susan Hill, diretto da James Watkins (già autore del notevole Eden Lake), e interpretato dall'eterno "Harry Potter" Daniel Radcliffe, al suo primo ruolo realmente adulto.
La trama, ambientata in un'Inghilterra avvolta da nebbia e tetraggine, ruota intorno a Eal Marsh House, fosca magione teatro di un passato contrassegnato da abbandono e morte. L'avvocato Arthur Kipps, segnato nell'anima dalla recente dipartita della moglie in seguito a un parto dall'esito nefasto, si reca nel villaggio in cui è edificata la grande casa, per sbrigare alcune questioni legali. Giunto sul posto, si scontra con la diffidenza e i timori degli autoctoni, e poco alla volta si immerge tra i segreti spettrali di una misteriosa donna vestita di nero, artefice di un triste destino che accompagna i bambini del luogo.

Un paio di anni fa, quando si cominciò a parlare di questo film, i motivi di principale interesse risiedevano non tanto nella presenza di Radcliffe, quanto invece nel patrocinio della Hammer e nella presenza dietro la macchina da presa di Watkins, autore di uno degli horror più solidi, disturbanti e radicali della nuova e brillante scuola inglese (il suddetto Eden Lake). Era dunque intrigante capire come Watkins se la sarebbe cavata alle prese con un prodotto destinato senza dubbio a un pubblico più ampio ed eterogeneo. Le speranze, lo diciamo subito senza troppi giri di parole, sono andate perdute, spente da un film che regala davvero pochi spunti, poche idee e ancor meno sussulti.


 L'obiettivo, piuttosto palese, era realizzare un lavoro che andasse a omaggiare la grande tradizione britannica legata al gotico; un ritorno al passato affezionato e molto vicino a una tendenza che negli ultimi mesi abbiamo visto esplodere (con ben altri risultati) in tutto il mondo cinefilo. Per The Woman in Black, però, è possibile ripetere lo stesso discorso già fatto di recente per il pessimo Don't Be Afraid of the Dark: non basta la mera riesumazione del passato, per quanto genuina, se non ci sono idee vincenti ad accompagnare l'operazione.
Il film di Watkins, così come quello di Nixey, sconta una sceneggiatura elementare, scialba, incastonata in compartimenti stagni, priva di ariosità e tenacia. L'apparato tecnico, puntuale e discreto, non è sufficiente a salvare un'opera durante la quale gli elementi teoricamente perturbanti della messinscena cozzano con un andamento lento che non riesce a elevarsi al di sopra di una medietà condannata alla mediocrità.
Soltanto negli ultimi venti minuti, concluso il compitino, il copione di Jane Goldman prova ad acquisire un po' di slancio, raddrizzando in parte la baracca; ma non basta per modificare la sostanza di un film castrato e castrante.
Famiglie distrutte; madri disperate e vendicative; bambini caduti senza pace nell'aldilà; maledizioni perpetrate nel tempo; piccole comunità stokeriane erose dal dolore e dalla paura; lugubri apparizioni fantasmatiche; di pellicole più o meni similari, a livello di racconto, ne abbiamo viste tante, negli ultimi lustri. Troppe. A questo punto, meglio recuperare quelle che offrivano ben altre significazioni: The Dark di Jon Fawcett, ad esempio, o il sempreverde The Others, oppure i devastanti gioielli del J-Horror, oppure ancora immortali capolavori come The Haunting di Wise.


Al grigiore generale, non solo ambientale, contribuisce infine lo stesso Radcliffe, autore di un'interpretazione moderata che scivola nella monoespressività e nell'evidente mancanza di carisma. La strada per uscire dai bagordi harrypottiani non è semplice, soprattutto se non si è bravi a scegliere i ruoli giusti. E questo non lo era.
The Woman in Black, a conti fatti, può essere indicato solo per chi si accontenta di poco. Molto poco. Altrimenti meglio rivolgersi altrove.

4 commenti:

Francesca Giordanino ha detto...

Avevo intenzione di andarlo a vedere.
Ma ormai tu sei il mio punto di riferimento cinematografico e mai mi sarei azzardata a simile mossa senza prima consultarti!
Quindi archivierò l'idea come balzana e del tutto fuori luogo.
Mentre ero a Bari per le riprese del mio corto sono andata a vedere Hysteria. Te lo consiglio caldamente, nel caso tu non avessi ancora fatto incursione in sala.
Comunque grazie.
Le tue recensioni sono sempre (terribilmente!) preziose.
Un abbraccio

Francesca

Alessio Gradogna ha detto...

Francesca,
sono io a ringraziare te per le belle parole che mi regali e per la stima e fiducia che riponi nei miei confronti.
Sono lieto di essere diventato il tuo "punto di riferimento cinematografico", e cercherò di espletare sempre al meglio questo gravoso e al contempo piacevole compito.

Hysteria mi interessa molto, lo vedrò in settimana per poi credo recensirlo qui su Cinemystic.

Un abbraccio a te!

Anonimo ha detto...

Peggio di Non avere paura del buio, però, non può proprio essere.

Ale55andra

Alessio Gradogna ha detto...

Eh, è una bella lotta, purtroppo.