lunedì 19 marzo 2012

BERGAMO FILM MEETING 30 - TYRANNOSAUR

Si è conclusa con successo la trentesima edizione del Bergamo Film Meeting, manifestazione che ha saputo resistere alle difficoltà finanziarie, proponendo un programma ricco ed eterogeneo e ottenendo un notevolissimo responso da parte del pubblico, che ha riempito ogni giorno la sala adibita alle proiezioni. Nella soddisfazione per un evento molto ben organizzato, l'unico appunto riguarda proprio l'Auditorium, troppo piccolo e stretto (e scomodo): il festival dovrebbe dotarsi di un luogo più ampio e adeguato.

Su CineClandestino potete leggere le mie recensioni di alcuni dei film proposti in concorso: l'olandese Among Us, il rumeno Best Intentions e il francese Americano, di Mathieu Demy, vincitore dell'evento. Qui su Cinemystic, dopo l'ottimo Illégal, mi accingo invece a parlare molto volentieri di uno dei titoli più interessanti proposti nell'edizione 2012: l'inglese Tyrannosaur, già acclamato e premiato al Sundance e ai BAFTA.

Si tratta del debutto alla regia in un lungometraggio per Patty Considine, attore che negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere grazie a interpretazioni precise e variegate, con partecipazioni, tra gli altri, in film come In America, My Summer of Love e Cinderella Man. Ponendosi dietro la macchina da presa, Considine ha girato in prima istanza un corto, Dog Altogether, sviluppando poi lo stesso tema e i medesimi personaggi per costruire il suo primo lavoro sulla lunga distanza. Un film nel quale l'autore è tornato idealmente nei luoghi della sua infanzia, per proporre una dolorosa storia di solitudini, violenze e umana solidarietà.

Tutto ruota intorno a Joseph, vedovo alla prese con una profonda crisi esistenziale che lo ha condotto oltre le soglie dell'alcoolismo. Perduto nel buio di una vita scriteriata, immersa nella desolazione della periferia più povera e malmessa, incontra un giorno Hannah, negoziante gentile e dedita alla preghiera cristiana. Dietro alla maschera delle apparenze, però, la donna annega a sua volta tra le lacrime di un matrimonio fallimentare, con un uomo psicolabile che aggancia qualsiasi pretesto per maltrattarla. Riuscendo poco alla volta a sviluppare una reciproca fiducia, Joseph e Hannah sviluppano un'amicizia grazie alla quale entrambi cercheranno di trovare la forza per risorgere dall'oscurità che li avvolge.

Tyrannousaur è un perfetto esempio del miglior cinema britannico contemporaneo, capace di scavare tra le piaghe del tessuto sociale per raccontare storie al contempo intime e collettive, nelle quali le differenze di casta sfumano sino ad annullarsi. I due protagonisti della vicenda dividono la stessa città, appartenendo a due mondi ben distinti: lui si trascina tra bettole, baracche diroccate, ubriaconi senza speranza, pestaggi e squallore; lei cammina a testa alta nell'agio di una condizione borghese fatta di grandi case pulite e ordinate, giardini curati e intoccabile lindore.
Nel cuore nero della condizione umana, però, le enormi distinzioni vanno ad appiattirsi, centrifugate in un unico calderone che accomuna il reciproco dolore in una quotidianità di fantasmi e paure.


Intenso, ruvido, sensibile e toccante, il lavoro di Considine si affida all'incredibile fisicità di Peter Mullan, che ancora una volta si conferma straordinario uomo di cinema, sia come attore (My Name is Joe di Loach, ad esempio) sia come regista (lo strepitoso Neds, passato al Torino Film Festival e mai uscito in sala per colpa dell'idiozia dei distributori italici). La macchina da presa lo pedina con avidità, ne indaga i pulviscoli del corpo e del pensiero, e lui, tutto nervi scoperti, muscoli tesi e rughe pulsanti, travolge e domina la messinscena con mostruosa efficacia. Un vero animale da cinema, supportato con abilità da una disfatta Olivia Colman.

Solido, concreto e bellissimo, Tyrannosaur è un viaggio all'inferno della dannazione, con cui purgare i debiti verso l'esistenza, per scavare in un sogno di ribellione e resurrezione.

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