venerdì 9 marzo 2012

BASILICATA COAST TO COAST

Avrete notato che qui su Cinemystic non si parla molto spesso di cinema italiano. Non che sia una scelta aprioristica, tutt'altro. Ci occuperemmo dei film nostrani molto più spesso, ben volentieri. Il problema è che purtroppo, da tanto tempo, nello squallore generale, sono poche le opere italiche a rendersi degne di particolare attenzione.
Ogni tanto, però, arriva la novità, il piccolo gioiello capace di fuoriuscire dalla mediocrità e dall'ignoranza para-televisiva che affossa questo paese alla rovina. Quando capita, è giusto rendergli il giusto omaggio.
L'oggetto prezioso, in questo caso, si chiama Basilicata coast to coast, debutto registico di Rocco Papaleo, uscito nel 2010 e vincitore di svariati premi in giro per la penisola, compresi tre David di Donatello e due Nastri d'Argento.


Papaleo, lasciando perdere la triste kermesse sanremese, è da lustri un ottimo attore di teatro, e un discreto attore cinematografico. Nel porsi per la prima volta dietro la macchina da presa per un lungometraggio, ha voluto costruire un sincero omaggio alla sua terra d'origine, realizzando un lavoro affettuoso, puro, gradevolissimo, e lontano dalla retorica nonostante il respiro fortemente autobiografico.
Nel film, quattro scalcagnati musicisti, parenti alla lontana dei magnifici Leningrad Cowboys di Kaurismaki, decidono di attraversare a piedi la Basilicata, da una costa all'altra, per partecipare a un piccolo festival locale. Nel viaggio trovano l'occasione per lasciarsi alle spalle le angosce della quotidianità, immergendosi in un percorso di crescita spirituale che alla fine riuscirà, in qualche modo, a renderli migliori.


La Basilicata dipinta da Papaleo è una terra affascinante, ricca di spunti; un luogo edenico in cui splende quasi sempre il sole, e ci si perde tra strade di campagna, festicciole paesane, pale eoliche, tavolini di bar all'aperto, scuole riadattate a fienili perché tanto "gli alunni erano tutti ciucci", anziani contadini che non possiedono nemmeno la Tv e paesaggi mozzafiato. Ma non siamo di fronte a una rappresentazione semplicistica e banale: l'autore riesce a cogliere anche i lievi respiri del suo bozzolo natale, andando oltre alla mera estetica da cartolina per restituire all'occhio dello spettatore una cornice scenografica che si fonde con il microcosmo della narrazione, a sua volta costituita da un racconto scanzonato, brillante, divertente ma non volgare (una volta tanto...), e contraddistinto da personaggi che sanno fare breccia nei nostri occhi e dotarsi di apprezzabile spessore umano.
Tra carretti e cappelli di paglia, improvvisazioni profumate di jazz e sguardi fanciulleschi, canzoni con testi dissacranti e concerti rivolti alla luna, c'è un Alessandro Gassman caricaturale che per fortuna riesce a non oltrepassare i limiti della credibilità, un Paolo Briguglia alla timida (ri)scoperta della vita, un Max Gazzè muto ma dolce e perfino poetico, e un'inconsueta e scazzatissima Giovanna Mezzogiorno, che in ruolo teoricamente "minore" tira fuori una delle migliori interpretazioni della sua carriera.



Va anche detto che la seconda parte del film segue schemi di sceneggiatura piuttosto elementari e fin troppo lineari, e che non tutto fila via alla perfezione; poco male, perché in una pellicola così sincera e gradevole i difetti possono essere perdonati senza alcuna remora.
Basilicata coast to coast è uno dei migliori film espressi dal cinema italiano negli ultimi anni. Una sorpresa lietissima e armoniosa, da vedere e suonare. A tempo di jazz.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

A me il personaggio della Mezzogiorno, seppur molto ben interpretato, non è piaciuto moltissimo. Però si concorda alla grande sull'apprezzamento generale dell'opera.

Ale55andra

Alessio Gradogna ha detto...

Sì forse il suo personaggio non brilla per originalità, ma credo che lei lo abbia reso in modo davvero sorprendente e accattivante, allontanandosi dal suo consueto modo di recitare.