mercoledì 25 gennaio 2012

OSCAR NOMINATIONS 2012 - Idiozie all'americana

Nel giorno in cui il cinema piange la scomparsa di Theo Angelopoulos, sono state annunciate le nominations agli Oscar, con cerimonia di premiazione prevista per il prossimo 26 febbraio. Come sempre, alta era l'attesa per capire quali sarebbero state le scelte dell'Academy; il risultato è a dir poco sconfortante. Poche luci, moltissime ombre, per un'America capace solo di onorare se stessa, ignorando per la quasi totalità il vero cinema di qualità. Nessun rischio, nessun azzardo, spazio a pellicole medie ma rassicuranti, ed esclusioni che gridano vendetta.

Lo scandalo si è compiuto soprattutto nella categoria riservata al miglior film non in lingua inglese. Tralasciando la prevedibile assenza di
Terraferma, ennesimo fallimento del cinema italiano, per il quale non vale neanche più la pena di spendere una parola (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa), risultano invece a dir poco sanguinose le esclusioni dello straziante e meraviglioso La Guerre est Declarée, trionfatore nella nostra classifica dei migliori film del 2011, e di Miracolo a Le Havre, ultima dolce poesia di Aki Kaurismaki. Due straordinari inni alla vita, accantonati entrambi già nelle pre-selezioni, a confermare una volta di più la deprimente ignoranza di chi muove i fili di questo sempre più squallido carrozzone.
D'altronde, non c'è niente di cui stupirsi: tanto per dire, l'anno scorso il magnifico Uomini di Dio era stato defenestrato prima ancora delle nominations, in una categoria che avrebbe poi visto vincere il mediocre e ricattatorio In un mondo migliore di Susanne Bier. Ma se almeno la complessità spirituale del film di Beauvois porgeva una minima giustificazione alla miopia hollywoodiana, la noncuranza con cui sono stati scartati gli emozionanti film della Donzelli e di Kaurismaki è a dir poco irritante, infausta, vergognosa e inaccettabile.
Non è finita qua. A completare il rifiuto nei confronti del cinema europeo, arriva anche la totale assenza dalle nominations dell'apocalittico Melancholia di Von Trier. La spiegazione è semplice: dopo la polemica sorta a Cannes per le infelici dichiarazioni dell'autore, l'Academy ha ben pensato di punire Von Trier cancellandolo da ogni competizione, così da evitare a priori qualsiasi eventuale controversia mediatica che potesse oscurare i sorrisi di plastica della festa. Non sia mai.
Come se non bastasse, la buffonata generale colpisce anche la maggior parte dei (pochi) film americani degni di considerazione: escluso in tutto e per tutto il J. Edgar del sommo Clint Eastwood, idem il Super 8 di Abrams (in compenso Spielberg c'è, ça va sans dire), trascurato il Refn di Drive. Relegata in un angolo, infine, la miglior pellicola statunitense dell'anno, ovvero Le idi di Marzo, lavoro evidentemente troppo reazionario per l'anima vetusta dei bacchettoni a stelle e strisce. Clooney, peraltro, si può consolare con la candidatura come miglior attore nel molto più confortante The Descendants di Payne. Plurinominato, invece, il politicamente correttissimo The Help, campione d'incassi al box office.
Potremmo andare avanti all'infinito: per la serie largo ai giovani non c'è l'ottima Tilda Swinton di You Need to Talk About Kevin, ma ci sono per la duemillesima volta le eterne Glenn Close e Meryl Streep. E il bravissimo Ryan Gosling di Ides of March? A casa; il Fassbender di Shame? A casa; i quattro attori di Carnage? Tutti a casa. Una galleria degli orrori senza fine.
In questo sfacelo, l'unica luce è rappresentata dalle dieci candidature per il sublime The Artist, che in realtà è mezzo francese e mezzo americano (e questo spiega tutto). A nostro parere le statuette portate a casa dal film di Hazanavicius saranno comunque pochissime, perché il titolo di miglior film lo vinceranno The Descendants o Hugo, il titolo di miglior regista Payne o Scorsese, e quello di miglior attore andrà a Clooney oppure all'amico Brad Pitt. Vogliamo scommettere?


Tutti gli anni gli Oscar regalano scempiaggini di ogni tipo. In questa occasione, però, i membri dell'Academy hanno dato il loro meglio, ovvero il loro peggio, dimostrando una totale mancanza di sensibilità artistica, e un terrificante e sempre più marcato spirito di derelitta autoconservazione.
Ecco perché, la notte del 26 febbraio, il sottoscritto spegnerà la televisione, si leggerà un buon libro, e poi se ne andrà a dormire.

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