mercoledì 11 gennaio 2012

NON AVERE PAURA DEL BUIO - Recensione

Il 13 gennaio esce nelle sale italiane Non avere paura del buio, horror prodotto da Guillermo Del Toro e tratto da un celeberrimo telefilm trasmesso negli anni settanta. Per l'occasione ripubblico qui su Cinemystic la mia recensione, già apparsa sul sito CineClandestino in occasione dell'anteprima nazionale avvenuta al Noir Fest di Courmayeur lo scorso dicembre.

Tratto da un telefilm di culto andato in onda nel 1973, Non avere paura del buio (Don't Be Afraid of the Dark) è stato scritto e prodotto da Guillermo Del Toro, che ha poi assegnato la regia al canadese Troy Nixey, esordiente nel lungometraggio. I due ruoli principali sono stati invece affidati a Katie Holmes e Guy Pearce, volti adulti di una pellicola ad altezza di bambino.
La storia infatti verte sulla piccola Sally, incapace di digerire la separazione dei genitori. Dopo aver vissuto con la madre, la bambina è mandata nel Rhode Island
, per passare un po’ di tempo con il padre e la sua nuova compagna, in una villa del diciannovesimo secolo la cui ristrutturazione è in fase di ultimazione. Nella grande casa, Sally cerca di ovviare alla solitudine e al senso di abbandono che la attanaglia, vagando per i larghi spazi alla ricerca di qualche interessante curiosità. All’improvviso scopre una stanza sotterranea, rimasta chiusa e inesplorata da almeno un secolo. All’interno, nascoste nel buio, dimorano malvage creature che, finalmente liberate dalla lunga prigionia, cercheranno di trascinare Sally nel gorgo dell’eterna dannazione.
È difficile analizzare il lavoro di Durkin senza essere pervasi da un vago senso di perplessità e delusione, visto soprattutto il nome di Del Toro in qualità di creatore e tutore dell’operazione. Se lo consideriamo come un omaggio a tanto cinema del terrore degli anni Settanta e Ottanta, il film può risultare in fondo apprezzabile, anche in virtù del notevole apparato scenografico e fotografico che lo accompagna, per non parlare degli evidenti riferimenti a un'ideologia narrativa ben definita: Sally, bimba ferita da un’atavica carenza di affetti, sembra infatti uscita direttamente dall’orfanotrofio de La spina del diavolo, e in fondo potrebbe benissimo esser
e la sorella minore dell’indimenticabile Ofelia de Il labirinto del fauno; il terrore nasce e cresce dalla prospettiva ottica e mentale di una fanciullezza costretta a crescere troppo in fretta, secondo dettami consueti nella poetica di Del Toro, e l’elemento fantastico si insinua tra i confini del reale, miscelando stupore e paura, accostando senza remore i dettami di una fiaba dark colorata di malinconia.

Il problema è che siamo nel 2011, e l’immaginario proposto risulta ormai asfittico, derivativo, irrimediabilmente fuori tempo massimo. Non ci sono idee originali, non si rischia, non si azzarda: ogni sequenza arriva in ritardo, con affanno, riproponendo stilemi più volte visti sullo schermo in questi ultimi anni Saint Ange, Il nascondiglio, The Hole, The Orphanage, solo per citare qualche titolo); si attua così l’ennesima riesumazione di un gothic horror la cui fascinazione resiste all’oblio del tempo, ma che pare aver esaurito ogni fonte di concreto coinvolgimento.
Se dunque i mostriciattoli in digitale che imperversano nella pellicola (a metà strada tra Gremlins in miniatura e creature non lontane dal trash-cult Non aprite quel cancello di Tibor Takacs) fanno quasi tenerezza, dall’altro lato ci si trova di fronte a una sceneggiatura scolastica, elementare, che avrebbe potuto e dovuto osare di più; una poesia imparata a memoria, bella da recitare e ascoltare, ma deprivata di una coscienza individuale.


(Originariamente pubblicato su CineClandestino)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Per me la poesia non era nemmeno bella da recitare e ascoltare. Si candida ad essere uno dei peggiori film dell'anno, e siamo ancora all'inizio...

Ale55andra

Alessio Gradogna ha detto...

Be' dal punto di vista "estetico" il film tutto sommato è confezionato bene; ma all'interno del pacco, purtroppo, non c'è niente.

Anonimo ha detto...

Ecco, appunto. Che poi la confezione vuota è quanto di peggio si possa avere in questo genere di film soprattutto, sempre secondo me ovviamente.

Ale55andra

Alessio Gradogna ha detto...

Certo, hai ragione. Peraltro vedo che in tanti ne stanno parlando piuttosto male, anche se resto convinto che gli incassi saranno più che buoni, essendo questa una formula perfetta per soddisfare i palati più "facili".