venerdì 2 dicembre 2011

TORINO 29 REPORTAGE (4) - L'elegia di Chiara Mastroianni

Profumo di gloria, avevamo scritto qualche giorno fa nell'articolo di presentazione del Torino Film Festival 2011, con riferimento a Les Bien-Aimés di Christophe Honoré, presente nella sezione Festa Mobile. Ebbene, gloria doveva (poteva) essere, e gloria è stata. Per 140 minuti, durante la visione, siamo stati catapultati in un affascinante mondo parallelo, accompagnato dai singulti dell'amore, della speranza, della disillusione. Una madre e una figlia, un arco temporale lungo quatro decenni, le strade di Parigi, soggiorni più o meno lunghi a Praga, Londra e altrove, in viaggio verso la vita, per poi tornare, ancora e ancora, tra i vicoli della Ville Lumière. Amori che vanno, nascono, spariscono, ricompaiono. Amori cercati, voluti, sognati. Amori impossibili, teneri, disperati. Il melò come atto fondante di vite in divenire, alla continua ricerca di una verità sepolta tra i cassetti del cuore. Una storia suadente, toccante, lieve ma decisa. E poi, ora e sempre, le canzoni, bellissime, scritte da Alex Beaupain, cantate dagli attori e dalle attrici, nella resurrezione di una meraviglia cinematografica imbevuta di passato ma capace anche di toccare il segreto intimo del presente.


Honoré venera Chiara Mastroianni come un feticcio: la insegue, le sta addosso, le regala molteplici primissimi piani, la inquadra da ogni possibile angolatura, da ogni prospettiva; e
ntra idealmente con la macchina da presa fin dentro i pori della sua pelle. Lei sta al gioco, con fiducia, brava più che mai. Chiara cammina, piange, bacia, danza, canta. Con lei Catherine Deneuve, che appare all'improvviso su un ponte di Parigi illuminando lo schermo come una Dea, e poi accarezza il racconto fino alla fine con il suo inarrivabile carisma. Accanto a queste due donne totemiche un arcigno Milos Forman e il solito tenebroso Louis Garrel. Prima di loro Ludivine Sagnier, cresciuta più che bene (in tutti i sensi), che torna ancora a cantare dopo 8 Femmes di Ozon e Les Chansons d'Amour sempre di Honoré.Chiara ama, corre, guarda, rincorre, spera, crolla. Ludivine e Catherine la precedono, accompagnano, seguono. Senza retorica né autocompiacimenti. Noi restiamo immobili, inerti e ammaliati, sedotti dalla magia delle parole, delle note, degli sguardi. Ballando con le stelle (di Francia). Fino all'epilogo e oltre. Applausi a scena aperta.

Con le energie ormai prossime allo zero, dopo sette giorni di maratona inarrestabile, il festival si avvicina alla conclusione. Mentre la gente affolla le sale più grandi per le proiezioni di maggior appeal commerciale, nelle salette più piccole e intime la retrospettiva su Sion Sono prosegue nella sua caustica vitalità. Vediamo così il viaggio nel buio di un commerciante di pesci tropicali in Cold Fish, pellicola la cui storia naviga non troppo lontana dai lidi dell'ottimo Kinatay di Mendoza, pareggiandone lo spessore (im)morale ma risultando prolisso, con un blood feast finale forse (per una volta) sin troppo rimarcato. Ma vediamo anche Sono alle prese con lavori di evidente stampo sperimentale, come il surreale e parodistico Utsushimi, e il sorprendente e struggente I Am Keiko, malinconico dramma sulla solitudine, l'impossibile arresto del tempo, e il (non) senso di una vita smarrita nell'ovatta e nel silenzio.

A non convincere, per ora, è invece il concorso lungometraggi, che pare vivere un'annata di poca ispirazione. Dopo alcuni lavori sufficienti ma privi della scintilla vincente, il livello scende ancora con il mediocre prison movie Ghosted, dell'inglese Craig Viveiros: una storia di soprusi, legami e vendette all'interno di un penitenziario, interessante nei primi 20-30 minuti, ma poi irrimediabilmente perduta in una coacervo di stereotipi e banalità, con una sceneggiatura meno che elementare e una risoluzione finale di deprimente ovvietà.

2 commenti:

la gatta ghost ha detto...

Sono curiosa di vedere Les bien aimés, pensi sia possibile reperirlo da qualche parte?? Simona.

Alessio Gradogna ha detto...

Al momento non credo sia reperibile. Ho qualche dubbio anche sul fatto che possa uscire in sala, ma lo spero, vista la sua assoluta bellezza.