lunedì 14 novembre 2011

VANISHING ON 7th STREET - recensione

VANISHING ON 7th STREET - recensione
Postato alle luglio 29, 2011 12:28 di venerdì, 29 luglio 2011
da: [cinemystic]

Esce oggi nelle sale italiane, con distribuzione peraltro molto limitata, l'interessante horror Vanishing on 7th Street. Per l'occasione ripubblico una breve recensione che avevo scritto lo scorso dicembre, dopo l'anteprima nazionale del film avvenuta nel corso del Torino Film Festival.

vanishing on 7th street
Brad Anderson è uno che ne sa. Quando vuole. Ce l’ha dimostrato con il più che discreto Session 9, con l’ottimo L’uomo senza sonno, e in parte anche con il controverso Sounds Like (contenuto nella prima serie dei Masters of Horror). Dopo il mistery Transsiberian, un non eccelso episodio della serie Fear Itself, e altre regie televisive, l’uomo nato a Madison, Connecticut, torna ora all’horror puro con questo straniante Vanishing on 7th Street, presentato a Torino e interpretato tra gli altri da John Leguizamo.

Tenebre. Notte. Buio. Apocalisse. All’improvviso, da un istante all’altro, l’umanità scompare. Chiunque non sia a contatto diretto con la luce, svanisce nel nulla. L’unico modo per sopravvivere è restare sempre illuminati, in qualsiasi modo. Altrimenti arrivano le ombre, ti seguono, ti accerchiano e ti prendono. Dove vai? Non si sa. Perché accade? Non si sa. C’è solo l’anima, che resta sospesa nel limbo, e il corpo, dissolto.

Questo film è un giochino. Nulla di più. Un giochino che ad alcuni, qui al festival, non è piaciuto granché. Il sottoscritto, invece, ha apprezzato.
Anderson prende in mano tutte le regole di genere, le frulla e le impasta, e ce le serve in un piatto dal gusto ben conosciuto, ma non per questo amaro. Abbiamo l’evento scatenante, l’autoreferenzialità, la desolazione post-apocalittica alla 28 giorni dopo, i sopravvissuti che lottano per arrivare alla fine (del film), spiriti di vaga matrice carpenteriana (The Fog), sussulti visivi e sonori, attese, sviluppi graduali, destini alterni. Tutto molto classico; banale, si direbbe.
Eppure la birbonata funziona, e nonostante qualche momento di evidente stanca riesce a stare in piedi fino al termine, grazie a una regia brillante e a un ottimo utilizzo della fotografia, imperniata sui contrasti tra buio fagocitante e luminosità accecanti.

vanishing on 7th street

Anderson, poi, ha il merito di non spiegare un bel niente, e di osare una conclusione criptica, ma anche abbastanza coraggiosa, dopo la quale si resta incerti, spiazzati, dubbiosi, frastornati. Ma non delusi.

Vanishing in fondo parla di noi, raccontando il disperato bisogno di aggrapparsi a ogni possibile fonte di energia vitale per non soccombere di fronte al terrore dell'incertezza. Uno specchio amaro, che riflette la solitudine di questi tempi tetri in cui tutto si costruisce e disperde senza remore.

Mentre camminate per strada, stasera, fate attenzione alle ombre.

(Originariamente pubblicato su Guida Cinema Horror Supereva)


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