lunedì 14 novembre 2011

UNFACEBOOK - recensione

UNFACEBOOK
Postato alle settembre 01, 2011 15:02 di giovedì, 01 settembre 2011
da: [cinemystic]

unfacebookIl sottoscritto segue ormai con costanza da diverso tempo le evoluzioni della carriera di Stefano Simone, giovane e prolifico autore che sta cercando di farsi strada all'interno del cinema di genere nostrano. Dopo aver visionato alcuni dei suoi primi cortometraggi, e aver recensito l'horror gotico Cappuccetto Rosso e il liturgico e onirico Una vita nel mistero, è il turno del suo nuovo lavoro, Unfacebook, lungometraggio tratto dal racconto Il Prete di Gordiano Lupi.

La storia, girata nella desolante periferia di Manfredonia, vede al centro della scena un prete di provincia, portabandiera di una concezione religiosa votata verso la mancanza di perdono di Dio nei confronti delle persone che si macchiano di ignobili ingiustizie. Il parroco mira a farsi rappresentante terreno del pensiero superiore, punendo i responsabili delle suddette nefandezze. Aiutandosi con l'ipnosi e le conoscenze informatiche, conduce al suicidio un pedofilo, un'adultera e un truffatore: tutti e tre gli avevano in precedenza rivelato i loro peccati durante la confessione. La missione punitiva del prete prosegue e si espande, attraverso una chat da lui stesso creata; un luogo d'incontro virtuale, all'interno del quale l'uomo convince alcuni ragazzi (ridotti a zombi deprivati di volontà propria) a compiere una serie di reiterati omicidi. La polizia locale indaga sui delitti, senza molto costrutto.

Simone prosegue il suo percorso di formazione, continuando ad accarezzare e mescolare i generi più vicini alla sensibilità artistica che lo guida: noir urbano, thriller, horror con elementi soprannaturali. Dopo le derive eteree del (buon) lavoro precedente, torna qui a occuparsi di territori più concreti, immergendosi in strade lastricate di sangue e follia, coscienze sporche e morbosità assortite.
La figura del prete, ossimorico strumento di (in)giustizia divina, si staglia al centro del racconto, per poi in parte defilarsi a vantaggio di uno sviluppo narrativo improntato sulla pericolosità insita nell'(ab)uso delle chat e dei social network. Il terrore urbano supera così i suoi confini strutturali, facendosi simbolo dell'alienazione mentale di cui ormai quasi tutti noi siamo consapevoli vittime, in quanto seguaci di un culto ingannatorio, a causa del quale corriamo il rischio di diventare anche e soprattutto carnefici.
Il tutto, nel film, avviene attraverso l'indiretto meccanismo mediatico-ipnotico, che ci riporta ad alcuni interessanti e recenti riferimenti cinefili di stampo nipponico (gli strepitosi Kairo, di Kiyoshi Kurosawa, e Suicide Club, di Sion Sono).

Unfacebook
In Unfacebook gli intenti di base sono senza dubbio apprezzabili, così come alcune (ottime) soluzioni di regia e montaggio, utili a dimostrare ancora una volta la bravura tecnica di Simone, e la sua indiscussa padronanza del mezzo cinematografico. Il film, sin dal convincente incipit, mantiene per tutta la durata una certa solidità d'intenti, nonostante qualche lentezza di troppo nella parte centrale. A non convincere sono però alcuni dialoghi di stampo prettamente pedagogico (la psicologa che descrive i nefasti effetti della dipendenza da contatto virtuale), troppo artificiosi per poter assumere una qualche credibilità.
Efficaci le musiche di Luca Auriemma, e buona la prova del protagonista Giuseppe La Torre, che si muove lungo il film con andamento ieratico; insufficiente, invece, la resa recitativa del commissario di polizia Paolo Carati, fiacco e totalmente inespressivo.

Nonostante qualche limite, Unfacebook è comunque un'altra discreta prova, utile a Stefano Simone per proseguire nel suo cammino verso le soddisfazioni che merita, e che speriamo possa ottenere.


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