lunedì 14 novembre 2011

THE TROLL HUNTER - recensione

THE TROLL HUNTER - recensione
Postato alle luglio 11, 2011 16:39 di lunedì, 11 luglio 2011
da: [cinemystic]

the troll hunter posterThe Troll Hunter, film norvegese diretto da André Ovredal, ha appena vinto il Narciso d'Oro al Festival Internazionale del Film Fantastico di Neuchatel, in Svizzera, grazie all'apprezzamento espresso dalla giuria capitanata da William Lustig. Al contempo, si è aggiudicato anche il Méliès d'Argento, premio grazie al quale potrà concorrere al titolo di miglior film europeo dell'anno, insieme alle opere vincitrici degli altri festival di genere più importanti.

La notizia, giunta poche ore fa tramite comunicato stampa al sottoscritto, rende ancora più interessante e forse utile l'analisi di un lavoro (di cui, purtroppo, è già in programma il solito esiziale remake americano) destinato a dividere radicalmente i giudizi.

Siamo nelle fredde e affascinanti terre del Vestlandet, dove un individuo burbero e solitario è accusato di uccidere orsi senza averne l'autorizzazione. Alcuni studenti universitari, giunti sul posto, decidono di pedinare l'uomo, per realizzare un documentario su di lui. Seguendolo durante le sue spedizioni notturne tra le foreste, scoprono come in realtà egli sia un cacciatore di troll, pagato dalle autorità governative per sterminare le inquietanti creature e mantenere il segreto riguardo alla loro presenza, così da non spaventare i turisti. Dopo aver convinto l'uomo a lasciarsi filmare, i ragazzi scendono negli abissi del mistero, e assistono a spettacoli agghiaccianti, durante i quali si trovano faccia a faccia con pericolosi mostri di cui nemmeno immaginavano l'esistenza.

La sinossi è sufficiente per spiegare il territorio di riferimento in cui si muove il film di Ovredal: il famigerato mockumentary, sottogenere esploso negli ultimi anni e portavoce di un successo commerciale spesso mal accompagnato dalla (scadente) qualità dei relativi prodotti, salvo poche eccezioni (il brillante Cloverfield e il pregevole Lake Mungo). A differenza però di oscenità come Rec, Il quarto tipo e L'ultimo esorcismo, la tematica del finto documentario qui si amalgama con la mitologia di stampo prettamente autoctono, nell'affermazione di connivenze antropologiche capaci di regalare, nel contesto narrativo, una certa originalità all'insieme.
Se infatti, sopratuttto nella prima parte, The Troll Hunter segue un canovaccio stilistico piuttosto schematico e nient'affatto lontano dalle pellicole sopra citate, con l'incedere degli eventi lo script dello stesso Ovredal prova a percorrere strade alternative, portando alla luce il non-mostrabile per catapultare lo spettatore in una spirale perturbante e non del tutto attesa. Con un certo coraggio, l'orrore di norma solo suggerito è qui invece esposto con una certa regolarità davanti all'obiettivo, in un progressivo affastellamento situazionale che può risultare eccessivo e respingente, ma non manca di una certa presa emozionale.

the troll hunter

Il punto di forza di The Troll Hunter, nello specifico, è proprio il processo di mitopoiesi che affonda le radici nella secolare tradizione nordica, di cui sa rispettare molti elementi basilari, dalla trasformazione della creatura in pietra a contatto con la luce del sole alla sua limitata intelligenza, dalla lunga gestazione delle femmine gravide all'odio nei confronti della religione cristiana, dall'odore sgradevole alla conformazione fisica capace di mutare nel tempo.
Non siamo però di fronte a un pletorico studio pedagogico e folkloristico; il film, infatti, miscelando horror e fantasy, realismo e illusione, scava nelle ataviche paure di una terra misteriosa, e sfrutta l'indubbia fascinazione scenografica dell'ambiente di riferimento per costruire sequenze davvero inquietanti, grazie anche all'utilizzo di una computer graphic grezza ma efficace. Il protagonista, Otto Jespersen, riesce a fornire credibilità al ruolo di un'eroe stanco di un mestiere pericoloso e stufo di dover mantenere il segreto sulle bestialità che ogni giorno proliferano nelle foreste, mentre la componente etica e morale, relativa allo sterminio delle creature, è lasciata in disparte (ed è un peccato).

In ogni caso, nonostante alcune leggerezze narrative, e una durata forse eccessiva (100 minuti), il lavoro di Ovredal sa essere fresco, conturbante, sorprendente, e ci permette un'immedesimazione panica con l'ambiente di riferimento, da cui scaturiscono con naturalezza angosce primitive e irrazionali.

the troll hunter

Come detto, date le sue caratteristiche di fondo, il film è destinato a dividere, ed è comprensibile come alcuni lo possano giudicare noioso, sbagliato, persino ridicolo. Da queste parti, però, non abbiamo timore di percorrere un sentiero opposto, e definire The Troll Hunter come una suggestiva fiaba nera, con cui espletare il terrore primigenio verso tutto ciò che di inconoscibile vive e respira nel buio della coscienza.

La visione, va da sé, è altamente consigliata.


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