domenica 27 novembre 2011

TORINO 29 REPORTAGE (1) - Le illusioni del dolore

Inizia il reportage in diretta dalla ventinovesima edizione del Torino Film Festival.
Si comincia subito con il botto, grazie a una doppietta incentrata su Sion Sono, "poeta del dolore" giapponese a cui l'evento dedica una succosa e affascinante retrospettiva. Il pomeriggio parte con la visione di Noriko's Dinner Table, sorta di prequel del capolavoro Suicide Club: due ore e mezza di immersione tra le viscere dell'assenza d'identità tipica dell'universo adolescenziale nipponico. Solitudine, abbandono, desiderio di rivalsa, spersonalizzazione dell'individuo in quanto tale, recite e maschere, sogni di fuga verso un futuro da costruire scivolando via dal giogo delle esperienze vissute. Un dramma intenso, un libro in immagini raccontato da un'onnipresente voce fuori campo che non abbandona mai la narrazione, e che ci conduce nel senso profondo di una surreale sub-realtà deprivata di ogni forma di individualismo.
Sion Sono, presente in sala e abbigliato come un piccolo Chaplin dei nostri giorni, si inchina con gentilezza al pubblico che lo applaude, e spiega come la storia di
Noriko prenda spunto da persone ed esperienze reali. Lo stesso dicasi per il film successivo, il colorato e devastante Strange Circus, una delle vette nella carriera dell'autore. Una straziante narrazione che non si pone alcun limite tecnico, toccando entusiasmanti interconnessioni tra cinema, arti visive, fotografia e musica, ed esplorando con dirompente fragore temi delicati quali la pedofilia, i traumi infantili e la vendetta. Sangue e tortura, suggestioni oniriche e grand guignol, perversione e (di nuovo) spersonalizzazione dell'individuo, dispersioni spazio-temporali e misteri raccapriccianti, per un freak-show che abbatte ogni confine razionale con risultati di altissimo spessore.
In serata, invece, è il turno di uno dei film forse più attesi del festival:
Into the Abyss, di Werner Herzog, documentario incentrato su Michael Perry, detenuto condannato a morte in attesa dell'esecuzione. Al di là dell'evidente presa di posizione di Herzog, pronto a declamare la sua contrarietà alla pena di morte, il lavoro in sé risulta inferiore alle aspettative. Appare evidente come non ci fosse abbastanza materiale per costruire un documentario di 100 minuti: di conseguenza non mancano momenti "riempitivi" che tolgono intensità al racconto, e abbondano gli attimi di costruzione scenica incerti e per questo latori di alcune perplessità. Il maestro tedesco, diciamolo, ha sicuramente fatto di meglio.

La mattinata di domenica si apre con
L'Illusion Comique, di Mathieu Amalric, già a Torino un anno fa con il bellissimo Tournée. Amalric compie una scelta coraggiosa, portando sullo schermo una pièce di Corneille e facendo dialogare i suoi attori in rima, dall'inizio alla fine, nonostante l'ambientazione contemporanea. Ne nasce un melò bizzarro, profumato d'antico pur nella sua veste moderna; per certi versi un figlio legittimo del Rohmer de Gli amori di Astrea e Celadon, la cui fruizione appare piuttosto ardita, ma che senza dubbio non manca di vitalità e sfrontatezza.
Per ora, dalla sala stampa, ci fermiamo qua. Molte altre visioni incombono. Nella bellissima atmosfera che come ogni anno regna a Torino, ci pare corretto segnalare una lacuna piuttosto marcata: l'abolizione delle navette per il trasporto da un cinema all'altro. Era un servizio comodo e indispensabile, e la sua assenza costringe il pubblico e gli accreditati ad allungare i tempi (e la fatica) per gli spostamenti. Capiamo l'esigenza di operare qualche risparmio sui costi, ma i tagli sul budget potevano (dovevano) essere operati su elementi meno utili.

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