lunedì 14 novembre 2011

SUPER 8 - recensione

SUPER 8 - recensione
Postato alle settembre 09, 2011 15:36 di venerdì, 09 settembre 2011
da: [cinemystic]

super 8 posterEsce oggi nelle sale italiane Super 8, uno dei film più attesi dell'anno, scritto e diretto da J.J. Abrams (creatore di Lost), e prodotto dall'onnipresente e onnipotente Steven Spielberg. Un tuffo in un presente profumato di passato, nel quale torniamo a respirare il fascino primigenio di un cinema che a quanto pare può ancora vivere.

Siamo negli anni settanta, in un piccolo paese di provincia dell'Ohio. Un gruppo di ragazzini sta cercando di realizzare un film horror amatoriale, per partecipare all'imminente festival scolastico. Una notte i cineasti in erba si ritrovano, di nascosto, per girare una delle scene più importanti; in quel momento, senza preavviso, assistono al terribile deragliamento di un treno in corsa. Da lì tutto cambia: strani eventi turbano la tranquillità del luogo. Poco alla volta si scopre che una creatura aliena ha deciso di evadere dalla propria oscurità, per vendicare i torti subiti da parte dell'uomo.

Super 8 vive di autoreferenzialità. Si nutre di stereotipi. È derivativo fino al parossismo, e prevedibile in ogni suo fotogramma. Acciuffa, mastica e ricicla un abbondante immaginario cinematografico che parte dal celeberrimo E.T. spielberghiano e giunge sino alle recenti decostruzioni strutturali di District 9. Impasta la fantascienza e l'horror, il metacinema e la sociologia schietta, lo spettacolo e l'amore, l'intrattenimento e l'autorialità. È furbo, furbissimo.
Una ricetta d'infinita ovvietà, condita da tutti gli ingredienti del caso: il bambino che ha appena perso la madre ed è in crisi con il padre, la ragazzina oppressa da un genitore irresponsabile, il ragazzotto grassoccio che nell'arte cerca la catarsi per sfuggire ai fallimenti del quotidiano, le inquietudini della gente comune, il corpo militare beota, il cattivo che poi in fondo tanto cattivo non è. Insomma, un film paraculo come pochi altri, se mi si perdona l'espressione.

super 8 film 2011

Chi mi conosce e mi legge sa quanto io detesti il cinema fracassone americano, commerciale e celebroleso, ignorante e deprimente, situato all'estremo opposto rispetto alla sensibilità artistica di tanto cinema europeo che invece ammiro e adoro. Di conseguenza, un film di questo tipo sarebbe da maciullare senza pietà.

Invece no. Perché dall'alto delle sue palesi strizzate d'occhio, Super 8 funziona, riuscendo davvero a prenderci la mano e ricondurci verso quell'atavica magia che il cinema d'oltreoceano sembra(va) aver smarrito per sempre. Il meccanismo costruito da Abrams sta in piedi senza sforzo, ed è permeato da un'atmosfera languida, balsamica, oserei dire perfino lirica, grazie alla quale noi tutti possiamo, in un certo senso, tornare bambini, e alzare gli occhi verso il cielo per scrutare gli infiniti misteri che si annidano tra le stelle.

Il processo d'immedesimazione con gli eventi narrati procede a meraviglia: in fondo potremmo essere proprio noi, quelli che stanno girando un filmetto di zombi in Super 8 (fischieranno le orecchie a Moretti), quelli che hanno il poster di Halloween appeso nella cameretta, quelli che s'innamorano di una ragazzina tenera come il miele e fragile come una foglia d'autunno.
Siamo noi, con loro e dentro di loro, in sella alle Bmx, determinati a scoprire la vita, impavidi nell'assistere alle macabre contingenze in atto con la sensibilità fatale della gioventù. Noi, attaccati dall'alieno di turno che però in fondo è meno mostro di chi lo ha torturato e segregato per anni, in nome di una scienza ottusa e puerile; noi, che odiamo i genitori ma vorremmo solo abbracciarli. Noi che vogliamo essere liberi di sbagliare, lottando per il futuro.

super 8 film 2011

Aiutato dalle musiche di Michael Giacchino (anche lui nel team di Lost), Abrams corre lontano dall'insulsa stupidaggine di Michael Bay, dalla retorica di Oliver Stone, da terrificanti sconcezze come La guerra dei mondi, dal finto intellettualismo di Shyamalan; va avanti, o meglio torna indietro, riuscendo ad attualizzare il passato e a ridarci per un istante l'idea di cinema come sogno e visione.
Ben consapevole della maggiore efficacia del non-visto, lascia quasi sempre fuoricampo l'alieno, lontano dalla fisionomia dei Kaiju Eiga nipponici riattualizzati da Cloverfield e invece molto più simile ai gamberoni del sopracitato District 9. E se forse la storia giunge al finale troppo in fretta, Abrams ci permette di (ri)ammirare le luci fluorescenti di un cinema ancora possibile. Furbo, sì. Destinato a incassare vagonate di soldi, sì. Ma anche puro, una volta tanto.

Un piccolo miracolo, impreziosito dagli occhi ingenui dei due protagonisti: Joel Courtney e soprattutto la meravigliosa Elle Fanning (13 anni, sorella di Dakota), autrice di una prova di sconvolgente bravura: una rivelazione assoluta, un volto che sarà difficile dimenticare.

Per il cinema, con il cinema, in omaggio al cinema, Super 8 ci insegna come inseguire a tutti i costi la modernità sia una sciocchezza colossale. Qualche volta può anche essere bello, bellissimo, tornare alla memoria storica e intima che ci appartiene, e lì sostare, per un po', cullati da una dolcissima malinconia.


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