lunedì 14 novembre 2011

SENNENTUNTSCHI - recensione

SENNENTUNTSCHI - recensione
Postato alle agosto 18, 2011 12:50 di giovedì, 18 agosto 2011
da: [cinemystic]

sennentuntschi posterStrano destino, quello di Sennentuntschi, mistery horror di produzione svizzera diretto da Michael Steiner, autodidatta, appassionato di film di serie B e già autore di alcuni lungometraggi apprezzati in patria.

Nel 2008, Steiner decide di trasporre sul grande schermo il mito della bambola dei pastori, ovvero una creatura realizzata da alcuni contadini assiepati sulle Alpi, tramutata in donna di carne e sangue, seviziata a più riprese e poi capace di compiere la propria esiziale vendetta. Le riprese del film terminano nel novembre dello stesso anno, nel momento in cui però la società di produzione del regista dichiara fallimento a causa di debiti contratti in precedenza e mai saldati. Il lavoro di Steiner resta così nell'oblio, ma viene poi salvato da alcuni produttori austriaci e da un finanziatore di Basilea. Nel 2010, finalmente, Sennentuntschi può approdare nelle sale; per il regista, dopo la depressione, arriva il trionfo: il film, distribuito dalla Walt Disney Pictures (!), si impone come l'opera autoctona più vista dell'anno, e contribuisce a un piccolo ma significativo rilancio del cinema svizzero anche a livello internazionale.

Caduta e resurrezione, oblio e successo: il percorso mediatico del lavoro di Steiner assume contorni non molto lontani dai temi della narrazione. Siamo in un piccolo paese di montagna, dove all'improvviso appare dal nulla una donna misteriosa, muta, selvaggia. In contemporanea, un prete è ritrovato morto, e una donna incinta partorisce un bambino senza vita. I sospetti della popolazione superstiziosa ricadono sulle spalle della donna, grazie anche all'incitamento di un altro prete, che incita la folla a perseguitare la ragazza, nella cui anima parrebbe dimorare il diavolo. L'unico a difenderla dall'odio collettivo è il poliziotto del luogo. Nel frattempo, in una casupola isolata tra i monti, un vecchio pastore e il suo aiutante, per gioco, costruiscono con la paglia una sorta di bambola dalle fattezze umane: nel medesimo istante la donna del villaggio appare ai loro occhi. Gli uomini approfittano della situazione, e violentano la ragazza a più riprese, fino a quando si scatena la vendetta.

sennentuntschi roxane mesquida

È difficile riassumere un film come Sennentuntschi; siamo infatti di fronte a un'opera stratificata, in cui i segni e i significati si inseguono, rincorrono e intrecciano, sino a perlustrare strade complesse e non sempre di chiara comprensione. Chi è veramente questa donna? Un mostro, un demonio, o soltanto una povera vittima dell'ignoranza umana? Il dubbio, inculcato da Steiner sin dalle prime battute, resta vivo per tutta la durata del film, salvo poi cambiare traiettoria nella parte finale, senza peraltro eliminare alcuni piani d'incertezza.

Il regista mette sul piatto molti temi, forse troppi: la stupidità della superstizione collettiva, il bieco fondamentalismo religioso, l'arcaico maschilismo, la sessualità bestiale, il tremolante confine tra realtà e leggenda. Il tutto è assiepato nell'insolita e affascinante ambientazione montuosa, e pervaso da un'atmosfera fiabesca, che non sempre si sposa con lo stile di regia, talvolta troppo vicino all'estetica da videoclip. Non contento della sovrabbondanza strutturale, Steiner utilizza a più riprese il montaggio alternato, e spariglia l'ordine temporale degli eventi, rendendo la visione a tratti faticosa.

sennentuntschi film

A dare volto e sensualità alla Sennentuntschi, ecco Roxane Mesquida, già vista di recente in Kaboom di Araki e nel surreale Rubber: senza pronunciare nemmeno una parola la bella attrice francese, nata a Marsiglia, gioca con gli sguardi, riuscendo a fornire una certa credibilità a un personaggio dotato di mille anime. Questa donna disadattata, sola, non civilizzata, riporta alla mente qualche suggestione derivata da Marebito di Shimizu e da Jenifer di Argento, mentre la perversa grossolanità della gente locale rimanda al benemerito Calvaire di Du Welz. Non mancano, inoltre, espliciti riferimenti a Frankenstein e al sottofilone del rape & revenge. L'orrore si stempera a più riprese nel grottesco, senza dimenticare echi di evidente matrice western, e il surrealismo di fondo si accompagna a sequenze abbastanza cruente (l'ultimo stupro ai danni della ragazza, con un accenno di doppia penetrazione).

roxane mesquida sennentuntschi

Come giudicare, dunque, un film così ondivago? La critica locale ha apprezzato, mentre da una parte del pubblico sono arrivate stroncature severe e frettolose. La verità, come spesso capita, sta nel mezzo: Sennentuntschi è un lavoro non privo di evidenti difetti, ma al contempo è anche dotato di un certo fascino magnetico, a patto che si riesca a entrare in sintonia con i toni fiabeschi della vicenda. Un prodotto a conti fatti appassionato, debordante, dolente, e tutto sommato genuino pur tra tante imperfezioni.

Nota a margine: menzione speciale per strepitoso poster ufficiale del film (lo vedete in alto a sinistra), composto dall'artista svizzero Ernst Oppliger.


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