lunedì 14 novembre 2011

CIRKUS COLUMBIA - recensione

CIRKUS COLUMBIA - recensione
Postato alle luglio 26, 2011 12:51 di martedì, 26 luglio 2011
da: [cinemystic]

cirkus columbia posterDieci anni fa il nome di Danis Tanovic si impose agli occhi del pubblico e della critica di tutto il mondo, grazie al suo lungometraggio d'esordio, il bellissimo No Man's Land, che gli fece vincere una marea di premi, tra cui l'Oscar come miglior film non in lingua inglese. Il regista bosniaco fu etichettato come probabile autore europeo di spicco del nuovo millennio, aspettativa in parte delusa dai successivi L'Enfer (salvato dalla presenza della divina Emmanuelle Béart) e Triage.

A questo punto Tanovic ha deciso di tornare indietro, realizzando un film ambientato agli albori della guerra nella ex Jugoslavia, Cirkus Columbia, per certi versi quasi un prequel dello stesso No Man's Land. E ha ritrovato la magia.

Siamo nel 1991, nel momento in cui la guerra nei Balcani sta per esplodere. Divko Buntic, dopo aver trascorso vent'anni in autoesilio in Germania, torna a casa, in un villaggio della Bosnia, in compagnia di una nuova e giovane compagna, Azra. Buntic si riappropria della sua vecchia casa, cacciando via la ex moglie Lucjia e il figlio mai conosciuto Martin. Con i soldi e la prepotenza l'uomo riafferma il suo potere all'interno del villaggio, ma intorno a lui gli eventi precipitano. Boni, il gatto tanto amato, scompare nel nulla; Martin si innamora di Azra, attirando i favori della donna, stanca per le continue vessazioni del compagno; l'escalation bellica bussa nelle case e per le strade, preparandosi a deflagrare. A un passo dal disastro Buntic decide di virare verso un'improvvisa redenzione, per provare a sanare le innumerevoli colpe di cui si è macchiato nel corso del tempo.

cirkus columbia

In Cirkus Columbia (nome della giostra su cui da bambino Divko era solito giocare) Tanovic riesce nell'impresa che già aveva portato a termine dieci anni fa: raccontare l'orrore della guerra da una prospettiva biunivoca, amalgamando la brutalità della Storia collettiva, il dramma individuale, e una brillante ironia di fondo. Nel suo film la durezza situazionale si stempera nel sorriso, in un continuo mosaico a incastro capace di rifuggere la retorica e le tesi declamatorie. La battaglia imminente, per quasi tutta la pellicola, è mantenuta ai margini, come inquietante cornice, mentre la narrazione si concentra su un microcosmo familiare abitato da nostalgie ataviche, timori incadescenti, sentimenti puri e rancori repressi.

Buntic sfrutta il potere economico per far valere la sua legge basata sul disprezzo e la vendetta, salvo poi compiere un mirabile percorso di riconciliazione nel momento in cui le ripicche non hanno più alcuna ragion d'essere, ingoiate dall'incedere degli eventi. Martin è sballottato tra le rappresaglie trasversali dei genitori, sogna l'America e non rinuncia all'idea di un mondo libero e onesto. Azra subisce la prepotenza del compagno, fino a smarrire ogni senso di rispetto nei suoi confronti, e regredire verso il respiro carnale e genuino di un'adolescenza forse mai vissuta. Intorno a loro, un prezioso gatto nero che scompare, l'ingenuo altruismo dello scemo del villaggio, i bagni al fiume, ragazzi che si arruolano nell'esercito da un giorno all'altro, ex sindaci che subiscono pestaggi e disonore, la voglia di fuga e d'amore. Significazioni molteplici, tenute in piedi da Tanovic con invidiabile solidità, grazie anche a uno splendido cast capeggiato dall'ottimo Miki Manojlovic (già attore per Kusturica e Ozon), dalla brava Mira Furlan (la Rousseau della serie Lost), e dalla bellissima Jelena Stupljanin (una vera folgorazione).

cirkus columbia

Presentato al Festival di Venezia nel 2010, Cirkus Columbia, uscito nelle sale due mesi fa e scomparso piuttosto in fretta, è un gioiellino da recuperare e conservare con cura. Parte con calma, quasi con timore, facendo un po' di fatica a creare la giusta empatia. Ma pazientate, dategli tempo: gradualmente vi troverete immersi in un racconto malinconico, appassionante, poco consolatorio, ma anche capace di squarci di notevole lirismo. Come nell'ultima, devastante inquadratura, specchio di una catarsi ormai conclamata, e di una rinascita affettiva che si scontra con l'ineluttabilità del reale.

Generale, dietro la collina, ci sta la notte, crucca e assassina”, cantava De Gregori in una delle più straordinarie canzoni della storia della musica italiana. Lì, in quel villaggio bosniaco, la notte dell'orrore è davvero pronta a mietere il suo pasto, ma le anime dei protagonisti, comunque vada, voleranno nel futuro, mano nella mano, dopo aver assaporato l'alba di un nuovo giorno. Perché in fondo “la guerra è bella, anche se fa male”, e “tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa... è quasi amore”.

cirkus columbia


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