lunedì 14 novembre 2011

EMOZIONI ALLA FRANCESE


Adoro il cinema francese. Ormai lo sapete. Un amore viscerale, assoluto, che si conferma e anzi cresce, ancor di più, giorno dopo giorno. Ecco perché, in attesa dei grandi eventi festivalieri autunnali (ToHorror, Torino Film Festival e Noir Fest di Courmayeur), mi sto dedicando in questo periodo al recupero di tante recenti opere transalpine che per un motivo o per un altro ancora non ero riuscito a vedere. Tra le altre ne ho scelte tre, di livello assoluto, meritevoli di essere citate sulle pagine di Cinemystic.

angele et tonyAngèle et Tony (di Alix Delaporte, 2010) = Uno dei tanti piccoli grandi film sfornati ogni anno dalla solidissima industria francese. Girato con un budget ridottissimo, diretto da una ex giornalista al debutto sul grande schermo, si è imposto all'attenzione generale in patria, ottenendo notevoli incassi, per poi (per fortuna) uscire anche in Italia, per merito dell'occhio sempre lucido e benemerito di Nanni Moretti e della sua Sacher.
Siamo di fronte a un dolente melodramma sentimentale ambientato in un villaggio di pescatori in Normandia. C'è una donna, appena uscita di prigione, in cerca di una sistemazione e sofferente per l'impossibilità di ottenere la custodia del figlio, e un uomo, rude, scavato da una vita di duro lavoro manuale. Due anime fluttuanti in un Purgatorio di sogni e pentimenti. Angèle vaga incerta, nervosa, cercando una pace interiore perduta nell'oblio degli errori di un passato impossibile da cancellare. Tony cerca di imporre la sua corazza livida, per ripararsi dai pericoli di un amore silenzioso nei confronti di una donna che, almeno all'inizio, sta con lui solo per interesse. Ne esce un film trattenuto, rigoroso, sofferto, ma anche capace di squarci di ottimismo.
La Delaporte sfiora il cinema di Truffaut, e si pone con intimo rispetto verso le anime tagliate dei due protagonisti (Clotilde Hesme e Grégory Gadebois, entrambi bravissimi), pronti a nuotare mano nella mano nel mare della speranza. Da segnalare con piacere anche la presenza di Lola Duenas, una delle muse almodovariane che più amiamo, da sempre.


Le premier jour du reste de ta vie (di Rémy Bezançon, 2008) = Ecco uno di quei film utili a dimostrare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, come il cinema francese sia di gran lunga il migliore al mondo. Opera seconda di un regista in rapida ascesa, premiato con tre César, spaccato appassionante e lucidissimo di una famiglia alle prese, in un arco temporale di dodici anni, con significative tappe di un'esistenza segnata da contrasti, vendette, abbandoni, ritorni, oscillazioni comportamentali, e affetti infine capaci di sopravvivere a ogni ruggine.
Un classico melò familiare alla francese, si potrebbe dire, ma permeato da una solidità d'intenti stupefacente, e capace di penetrare nel profondo, in un processo empatico che resta impresso nel cuore anche dopo il bel motivo musicale di Sinclair che accompagna i titoli di coda. Sceneggiatura limpida, stile di regia brillante, realismo sottile che non perde mai la strada maestra, ironia lieve, squarci di sincera commozione, e un cast meraviglioso: la splendida Deborah François (la figlia adolescente), i sorprendenti Pio Marmai e Marc-André Grondin (gli altri due figli), l'impeccabile Jacques Gamblin (il padre), e una svanita Zabou Breitman (la madre): cinque punte per una stella in grado di brillare a lungo nel firmamento del cinema d'Oltralpe.
L'ultimo sguardo, con cui la François punta i suoi occhi direttamente verso di noi, rompendo il muro sintattico che separa finzione e spettatore, si stampa dritto nell'anima, e lì per sempre resterà.


tomboyTomboy (di Céline Sciamma, 2011) = La Sciamma non è più una giovane promessa del cinema francese. É invece ormai una certezza. Aveva debuttato quattro anni fa con l'ottimo Naissance des Pieuvres, presentato al Torino Film Festival, viaggio nei turbamenti sentimentali e sessuali di tre ragazze alla ricerca della piena accettazione di sé, e adesso, con Tomboy, vero e proprio caso dell'anno in patria, ha saputo confermare tutto il buono che ci aveva lasciato intravedere.
Questa volta ha spostato la lancetta un po' indietro, dedicandosi alla storia di un bambina di nove anni che si finge maschio per assicurarsi il rispetto e l'affetto degli amici; pur alle prese con età differenti, l'autrice non ha perso un filo della genuinità espressiva già messa in mostra nel lavoro precedente. Una breve ma intensa estate bergmaniana, durante la quale la Sciamma ribadisce di possedere un tocco delicato, raffinato, quasi magico; una dote mai autoreferenziale, bensì posta al servizio della narrazione, durante la quale si lascia molto spazio al non-detto e al non-spiegato, puntando invece sulla quotidianità innocente dei suoi giovani protagonisti, cullati dalle onde del destino verso un avvenire ancora tutto da scoprire.
Vincitore dell'ultimo GLBT Festival di Torino, e apprezzato all'unanimità pressoché ovunque, Tomboy è un lavoro dolce, e assai prezioso.
Nota a margine: durante una conferenza stampa Angela Prudenzi, selezionatrice della Settimana della Critica di Venezia, ha dichiarato: “Il cinema francese ci mette sempre in difficoltà, per l'elevata quantità e qualità delle opere che produce ogni anno”. I film della triade Delaporte-Bezançon-Sciamma sono proprio fulgidi esempi di una cinematografia unica e impareggiabile.

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